Marcella Cocchi Gli anziani hanno rischiato la vita e sofferto più degli altri. Isolati a casa o nelle Rsa. Oppure esposti in famiglia, dove si impennano i contagi. Molti hanno avuto il vaccino influenzale in ritardo e, ahimè, sopportato il cinismo di quelli che "prima va tutelato chi produce". Forse soprattutto loro si sono commossi al via della campagna vaccinale, non potendo scendere a troppi compromessi con il tempo. Ma poi...

Marcella

Cocchi

Gli anziani hanno rischiato la vita e sofferto più degli altri. Isolati a casa o nelle Rsa. Oppure esposti in famiglia, dove si impennano i contagi. Molti hanno avuto il vaccino influenzale in ritardo e, ahimè, sopportato il cinismo di quelli che "prima va tutelato chi produce". Forse soprattutto loro si sono commossi al via della campagna vaccinale, non potendo scendere a troppi compromessi con il tempo. Ma poi la luce è stata offuscata dai problemi emersi. Per questo, crisi di governo o no, il test che non può fallire il 2° Paese più vecchio del mondo (tuttora 6° per mortalità da Covid) si chiama anziani. A loro servono garanzie, non promesse.

Dire come ognuno sarà contattato per l’iniezione, reclutare subito i rinforzi dei medici, predisporre le siringhe giuste. Colmare il ritardo di AstraZeneca (non ideale per la terza età) con altre dosi. In febbraio dovrebbe toccare agli 80enni, 4 milioni di persone. In marzo ai 70enni, entro aprile (forse) agli over 60. Siamo finora in tutto a 387mila vaccini ma il commissario Arcuri sprona a farne almeno 450mila a settimana. E, nonostante l’accelerazione, anche se si tenesse il ritmo auspicato, servirebbero tre anni per i 60 milioni di italiani. Infatti quando Arcuri promette di "vaccinare tutti entro l’autunno" intende sulla base delle dosi disponibili. Tanto vale non illudersi quindi sull’immunità di gregge. Solo garantendo in fretta il V-day per la popolazione più esposta potremo riavviare le attività fermate per proteggerla. E la battaglia anti virus non sarebbe più una lotta a somma zero, in cui perdiamo e basta. Perché? Perché altri problemi non sono risolvibili nel breve periodo. Non lo è il ‘buco nero’ della scuola: in 11 mesi il governo non è riuscito a convincere i sindacati a organizzare turni scaglionati e non ha nemmeno provato a potenziare i trasporti. E non lo è nemmeno il piano del Recovery, da cui dipenderà il futuro. Nell’immediato, invece, si può fare whatever it takes (’tutto quanto necessario’ secondo il credo Draghi) per centrare almeno un bersaglio Vax, decisivo mentre risalgono gli indici del contagio. Senza spezzare il filo della speranza in chi ha sofferto di più.