Lo storico della Chiesa, Massimo Faggioli
Lo storico della Chiesa, Massimo Faggioli

Città del Vaticano, 16 febbraio 2020 - Una mancata apertura più che una chiusura. Questa l’interpretazione, da parte dello storico della Chiesa Massimo Faggioli, dell’esortazione apostolica post sinodale Querida Amazzonia in cui il Papa preferisce non affrontare di petto le proposte di diaconato femminile, ordinazione sacerdotale di uomini sposati e istituzione di uno specifico rito amazzonico, scaturite dal Sinodo dei vescovi di ottobre. Per il 50enne ordinario di Teologia e Studi religiosi all’Università Villanova di Filadelfia, negli Stati Uniti, la situazione, dopo la pubblicazione  nei giorni scorsi del documento, "è fluida, molto dipenderà dalle prossime mosse delle Chiese locali della regione: siamo al punto di svolta del papato bergogliano". 

Professore, si aspettava un’esortazione così accurata nella diagnosi della situazione socio-ambientale in Amazzonia e al contempo così scarna sulle soluzioni pastorali per l’annuncio del Vangelo nella selva?
“La prima parte politico-ecologica si pone in scia con la produzione precedente del Papa, a partire dalla Laudato si’. Sorprende, invece, l’ultimo capitolo, quello sui ministeri, perché non recepisce le proposte votate dal Sinodo, ma nemmeno le boccia. Francesco non annulla la relazione finale dell’assemblea, l’affianca“.
Che cosa ne pensa della polemica sul presunto valore magisteriale della relazione?
“Dal punto di vista formale, ritengo che sia atto di magistero solo l’esortazione del Papa, non il documento di chiusura dell’assise  che contiene le proposte passate sotto silenzio. Manca un’approvazione esplicita di quel testo, come richiesto dalla costituzione Episcopalis communio sulla disciplina dell’istituzione sinodale. Eppure Bergoglio ha voluto riconoscere un suo valore al documento approvato in Aula a ottobre. Dice chiaramente che non vuole sostituirlo e invita a leggerlo integralmente“.
Ha avuto l’impressione che l’esortazione sia stata scritta prima del dibattito sinodale?
“Questa è una buona domanda. Probabilmente fra cent’anni si conoscerà la genesi del provvedimento. L’impressione è che il capitolo quarto non sia stato scritto dalle stesse mani che hanno confezionato gli altri tre“.
'Querida Amazzonia' è in controtendenza rispetto alle altre esortazioni post sinodali di Bergoglio e non solo che a loro modo rispondono alle sollecitazioni delle corrispettive assemblee episcopali?
"Sì, questo è un testo che si pone in maniera diagonale, non parallela, né frontale davanti alle proposte del Sinodo. Lo stile del Papa è diverso da quello dei predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II che si sono espressi in termini definitivi, quasi infallibili. Dal canto suo Francesco lascia aperto il processo sinodale, anche se non è chiaro come questo potrà svilupparsi nel futuro prossimo".
Insomma dall’esortazione esce più una mancata apertura che una chiusura?
"Proprio così. Sull’introduzione di un rito amazzonico ci sono degli spiragli, non è lo stesso sui viri probati e sul diaconato femminile. Il Papa è come se avesse voluto mettere in pausa il cammino delle riforme in Amazzonia. Molto dipenderà da come reagiranno le Chiese locali in quell’area: se continueranno ad avanzare a Roma delle richieste sui ministeri, sarà difficile non dare risposte puntuali".
In seno all’episcopato brasiliano qualcuno prevede che possano uscire nei prossimi mesi dei documenti papali ad hoc sulle singole questioni sul tappeto.
"È qualcosa che potrebbe succedere, Bergoglio in questi anni ci ha abituato a delle sorprese. Certo è che la differenza fra la sua esortazione e la relazione finale del Sinodo sull’Amazzonia ha creato un vuoto. Che va colmato nell’immediato....Francesco non ha davanti a sé altri dieci anni di pontificato e dopo di lui tutto potrebbe essere chiuso in via definitiva. Ci troviamo davanti a un punto di svolta di questo pontificato. Nell’episcopato sudamericano, che sostiene Bergoglio e ha lavorato duramente prima e durante l’assemblea di ottobre, serpeggia una certa delusione per le conclusioni del Papa".
Francesco  ha avuto paura di uno scisma a destra o di suo si oppone a qualsiasi ipotesi  di deroga al celibato obbligatorio?
"Credo che il timore di una rottura dell’unità cattolica abbia avuto il suo peso. Certo è che la tregua con i cattolici conservatori, che oggi tirano un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo,  durerà poco. Appena riprenderà a parlare di poveri e ultimi della Terra ricominceranno a criticarlo".
Ma il Papa che cosa pensa davvero del celibato?
"Con la sua esortazione ha fatto capire che non considera prioritarie per la Chiesa quelle riforme strutturali che nella comunità cattolica auspicano in tanti. Sono in via di svolgimento il Concilio plenario della Chiesa in Australia, il processo sinodale in Germania. La situazione è in evoluzione".