Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei
Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei

Roma, 25 novembre - Meglio la carota che il bastone con i preti No Vax. I vescovi scelgono la via della moderazione per gestire quei presbiteri sulle orme dell’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, vero e proprio alfiere internazionale dei complottisti in abito talare. L’ultimo della lista, in ordine di apparizione sul proscenio italiano, è il cappellano dell’ospedale di Santa Agata di Militello, nel Messinese. Una quarantina d’anni, don Giuseppe Agnello rifiuta l’etichetta di ’negazionista Covid’, ma intanto nelle sue omelie, diffuse attraverso un canale Youtube, teso alla 'nuova evangelizzazione' – un’espressione cara a Benedetto XVI che costituì un dicastero vaticano ad hoc –, se la prende con i potenti della terra: “Hanno pianificato loro la pandemia e con le bugie ci stanno portando lontani dal regno di Dio e gli uni dagli altri“. Con la complicità del governo? Don Agnello lascia pochi dubbi: “L’esecutivo ha reso legale il pizzo“, tradotto il tampone. E “gonfia alcuni dati per mantenere alta la paura e ne nasconde altri“.

Il cappellano è solo uno delle decine di presbiteri ’scettici’, per usare un eufemismo, sulla reale natura dell’infezione da Covid-19 e sui vaccini. Di questi sacerdoti ha parlato il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, a margine dell’assemblea straordinaria dell’episcopato. Rispondendo a una domanda su eventuali provvedimenti da adottare contro i preti No Vax, l’arcivescovo di Perrugia si è trincerato dietro l’assenza di un obbligo di vaccinazione generalizzato sul piano civile. “È molto difficile obbligare a fare una cosa per la quale non si è obbligati dalla legge“, è il suo ragionamento.

Se la norma non aiuta, resta la persuasione. Chi non fa il vaccino, rilancia Bassetti, lo scorso anno finito in terapia intensiva proprio per il Covid, "almeno si metta nella condizione di non danneggiare gli altri. Vuol dire che periodicamente farai un tampone. È un invito morale per chi ha responsabilità di ministero". Detto ciò, l'auspicio della Chiesa italiana per i suoi preti resta quello "a vaccinarsi e a mettersi in una condizione di libertà per esercitare questo ministero". La profilassi è "una garanzia", il tampone "non risolve il problema". 

Niente obbligo, ma un auspicio a immunizzarsi, dunque. Una linea soft per non inasprire il conflitto sociale in corso tra Vax e No Vax. Al contempo anche un distinguo (sottile) rispetto alle parole del Papa che sulla vaccinazione anti-Covid è da sempre chiarissimo. “Si tratta di un dovere etico, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri“, disse a gennaio. In quello che suonò come un imperativo morale, non come un semplice auspicio.