Una settimana dopo il disastro del 4 agosto, costato la vita a più di 200 persone, e all’indomani della caduta del governo guidato da Hassan Diab, i leader politici libanesi si sono compattati attorno all’inamovibile presidente del parlamento Nabih Berri, intenzionato a dare vita "nel più breve tempo possibile" a un nuovo governo. Intanto il movimento di protesta, che in questi giorni ha espresso a più riprese la rabbia contro il "sistema", è tornato ieri in piazza a far sentire la propria voce.

Centinaia di manifestanti si sono radunati in Piazza dei Martiri e da li sì sono diretti, alcuni armati di bastoni, verso le barriere di metallo, da mesi erette attorno al parlamento. Questo è da decenni un feudo di Nabih Berri, leader del movimento sciita Amal, alleato degli Hezbollah filo-iraniani. Nel frattempo dall’inchiesta libanese sulle esplosioni di martedì scorso trapelano conferme di come i vertici libanesi fossero stati informati di recente della presenza di pericolose sostanze chimiche nel porto.