di Alessandro Farruggia Il governo interverrà sul caos chiusure delle scuole e le indicazioni che sono venute ieri sera dal Cts, dopo ben due riunioni ad hoc, suggeriscono di "prevedere la didattica a distanza nelle scuole di ogni ordine e grado", e quindi edifici scolastici chiusi, "nelle Regioni, Province e comuni in zona rossa e nelle zone ad alta incidenza" (250 casi ogni 100mila abitanti in sette giorni) e in tutte le aree dove sono state adottate misure stringenti di isolamento "in ragione della circolazione di varianti virali con alto rischio di diffusività". La durata delle chiusure delle scuole nelle zone rosse o dove...

di Alessandro Farruggia

Il governo interverrà sul caos chiusure delle scuole e le indicazioni che sono venute ieri sera dal Cts, dopo ben due riunioni ad hoc, suggeriscono di "prevedere la didattica a distanza nelle scuole di ogni ordine e grado", e quindi edifici scolastici chiusi, "nelle Regioni, Province e comuni in zona rossa e nelle zone ad alta incidenza" (250 casi ogni 100mila abitanti in sette giorni) e in tutte le aree dove sono state adottate misure stringenti di isolamento "in ragione della circolazione di varianti virali con alto rischio di diffusività". La durata delle chiusure delle scuole nelle zone rosse o dove si presenti alta incidenza "deve essere rivalutata almeno ogni 7 giorni". Nelle zone arancioni il Cts sottolinea invece l’importanza "di garantire quanto più possibile l’attività didattica in presenza". Una decisione sarà presa dal governo entro domani. Fonti ministeriali dicono che "c’è la consapevolezza che servono regole comuni e parametri nazionali, ma si cercherà di scongiurare le chiusure, limitandole ai casi dove il rischio è valutato dai tecnici più elevato".Una formulazione che potrebbe portare al giro di vite. Nel caso di chiusure delle scuole, promettono dal governo, "si interverrà per migliorare la didattica a distanza e per rafforzare il sistema di congedo parentale, per aiutare le famiglie".

Ogni Regione in queste ore sta andando per suo conto, con una vera corsa alle chiusure, con la Puglia in dad fino al 14 marzo, la Campania che la seguirà dal primo al 14 marzo, la Basilicata dal primo a 5 marzo, l’Abruzzo che chiude tutte le scuole da da lunedì e le zone in arancione scuro in mezza Italia che chiudono quasi tutti i servizi educativi.

Così avviene nella città metropolitana di Bologna, nell’Imolese e in 4 comuni della provincia di Ravenna dove da sabato sono aperte le sole attività dei servizi educativi 0-3 anni e le scuole dell’infanzia. In virtù dell’ordinanza diramata ieri dal governatore Bonaccini dal due marzo e per due settimane le chiusure disposte per Bologna riguarderanno tutti i comuni della Ausl Romagna escluso il distretto di Forlì: e quindi Rimini, Ravenna, Cesena. Lo stesso accade da giorni in provincia di Brescia, in 8 Comuni del Bergamasco e a Soncino (Cremona), mentre a Siena la chiusura di tutte le scuole è dal primo al 6 marzo, ad Arezzo e ad Enna dalle elementari alle superiori fino al 13 marzo, a Pistoia lo stop è per superiori, seconda e terza media mentre nelle Marche il governatore Acquaroli ha firmato la dad fino al 5 marzo per tutte le scuole superiori. Una sarabanda di ordinanze.

I dati che vengono dalle Regioni non sono confortanti. In Emilia-Romagna si sono registrati dal 7 e il 21 febbraio 2.786 contagi scolastici (2.787 alunni e 392 tra docenti e personale), in Toscana nello stesso periodo sono stati 1.564 e complessivamente dal 4 gennaio al 21 febbraio ne hanno registrati stati 3.705, dei quali 1.340 alle superiori, 937 alle elementari, 775 alle medie, 447 alle materne e 206 nei nidi. Nella città metropolitana di Milano dall’inizio dell’anno ci sono stati 12.778 casi, dei quali 8.943 alunni e 3.835 operatori. Nelle ultime due settimane i casi sono stati 959. Comunque troppi.