Piero

Degli Antoni

Se il cinema è la vita senza le parti noiose, i divi sono persone normali ma senza difetti. C’è una magnifica fotografia che ritrae Humphrey Bogart e Ingrid Bergman durante una pausa delle riprese di "Casablanca". L’obiettivo del fotografo coglie un particolare impietoso: sotto le scarpe dell’attore sono state legate due tavolette di legno alte qualche centimetro, indispensabili a pareggiare l’altezza con la statuaria collega. La scena finale del celeberrimo film vi avrebbe commosso lo stesso, se la cinepresa avesse inquadrato anche quelle zeppe, o vi sareste scompisciati dalle risate? Il divo vive in un sogno, e i sogni ci aiutano a sognare – o come diavolo diceva Marzullo.

L’empireo delle star assomiglia all’Olimpo: eternamente giovani, eternamente belli, eternamente eterni. Il divo deve essere alieno dalle nostre debolezze e dal logorio della vita moderna. L’esistenza è già così dura, spietata, molto spesso spiacevole, perché non cullarsi con la morfina di un mondo parallelo che non contempla vecchiaia, rughe e geloni? Per favore, lasciateci credere che Jodie Foster sia sempre quella del Silenzio degli innocenti, che Jane Fonda resti Barbarella, che Brad Pitt rimanga quello di Fight Club.

Io pago il biglietto non per vedere la realtà – di quella ne ho già abbastanza – ma per infilarmi in un mondo di fantasia. Quando entro in un cinema voglio stare lassù, sopra l’arcobaleno. Over the rainbow.