La ex casa del fascio di Predappio.        ANSA
La ex casa del fascio di Predappio. ANSA

PREDAPPIO (Forlì Cesena), 20 febbraio 2016 - IN QUELLO che era il salone delle riunioni e delle feste, al primo piano, con le pareti alte sei metri e tredici grandi finestre, adesso danzano soltanto i piccioni. Il pennone della torre littoria è stato rimosso ed è qui, steso sul pavimento. I marmi dello scalone e dei rivestimenti, il bardiglio di Carrara, il cipollino verde e quello rosa di Cagli, ormai sono invisibili, coperti di detriti e di guano. Nelle stanze che erano della segreteria politica, si sono accumulati mattoni e rifiuti: anche qui i colombi vanno a nozze.

«Non dobbiamo lasciarci sfuggire l’occasione straordinaria di fare di questo edificio un luogo nuovo di riflessione sulla storia», dice Giorgio Frassineti, 51 anni, geologo e insegnante, dal 2009 sindaco di Predappio, paese natale di Benito Mussolini. È un uomo di sinistra, «e lo sono sempre stato», esclama. Eppure, proprio da uomo di sinistra, si trova nel vento delle polemiche per il progetto di restaurare l’enorme Casa del fascio e dell’ospitalità, affacciata sulla piazza, per farne un Centro di documentazione nazionale sulla storia del ’900, con un focus sul periodo fascista: «E badi bene, non un museo del fascismo – avverte Frassineti – ma un centro, curato dai massimi studiosi, in cui si possa rafforzare la conoscenza critica su vicende che hanno caratterizzato il nostro Paese e l’Europa per molti anni del secolo scorso».

LA «CASA» fu progettata dall’architetto Arnaldo Fuzzi e inaugurata nel 1937: sono 2400 metri quadrati di superficie, due piani e un seminterrato affacciati sulla piazza, più la “virilissima” torre alta 40 metri. Un mastodonte che va in rovina. È dal 2010 che il sindaco pensa al riuso. «Perché, vede, il fascismo non è nato a Predappio, ma qui è nato Mussolini, e questo luogo inevitabilmente si identifica e deve confrontarsi con lui», ammette. Ogni giorno, al cimitero, numerose persone scendono nella cripta dove è tumulato il duce: soprattutto a fine ottobre, anniversario della marcia su Roma, i nostalgici arrivano a migliaia. E fanno affari i negozi di souvenir che vendono i manganelli con Boia chi molla e i bavaglini Me ne frego. «Beh, dobbiamo forse delegare a queste persone la memoria e la narrazione del fascismo? – ribadisce il sindaco – Ci siamo chiesti se Predappio non debba invece essere protagonista della narrazione storica del ’900, in modo diverso».

SECONDO il progetto, tutta l’ala nord del fabbricato (dove c’erano i saloni di ricevimento e la sala biliardi) verrà dedicata a un’esposizione multimediale sul ’900 e in particolare «l’intero periodo della dittatura fascista, dalla sue premesse alle conseguenze», organizzata su tre livelli, dal primo piano al seminterrato. L’ala ovest invece vedrà la nascita di un centro documentazione, con archivio, biblioteca e sala video, ma anche spazi ricreativi, sala convegni, bar ristorante, bookshop e info turistiche. E nella bella stagione, sul tetto potrebbe aprirsi una caffetteria. La torre, dotata di ascensore, sarà un eccezionale punto di osservazione. Si stima che la struttura possa richiamare più di 45mila visitatori all’anno.

«FARE un centro di studi sul periodo fascista non significa certamente creare un museo agiografico. Forse i musei sull’Olocausto appoggiano la Shoah?», domanda Carlo Giunchi, consulente del Comune per il progetto, che si ispira al Centro di documentazione sul nazismo aperto un anno fa a Monaco, proprio dove sorgeva la sede del partito. E allora, il sindaco di Predappio vuole andare avanti: per lui è diventata quasi una sfida. Lo Stato ha ceduto lo stabile al Comune (anche se formalmente le chiavi saranno consegnate il 2 marzo), e adesso servono i fondi per partire. Ci vogliono 5 milioni di euro: il Comune ne metterebbe 500mila, altrettanti la Fondazione Cassa di Forlì, la Regione potrebbe accedere a due milioni di euro di fondi europei per aree con attrattività turistica, e lo Stato dovrebbe assicurare il resto.

IL SOTTOSEGRETARIO alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti è stato qui nei giorni scorsi, e il 29 febbraio arriveranno tecnici inviati da Roma per valutare la fattibilità dell’opera. «Mi criticano perché dicono che voglio fare il ‘nido’ ai fascisti – si infervora il sindaco Frassineti –. E invece è l’opposto: i rigurgiti non si combattono con la repressione ma con l’arma della cultura. Dobbiamo fare uscire gli studi sul Ventennio, un periodo che non possiamo più rimuovere come se non ci fosse mai stato».