"La situazione è seria e potrebbe presto diventare drammatica. I tassi di occupazione nelle terapie intensive si stanno avvicinando a quelli della primavera dello scorso anno. Nonostante i letti di rianimazione siano aumentati, la base molto più larga dei contagiati – siamo passati dai 108-109 mila malati di aprile agli 800mila di novembre e i 570 mila oggi – mantiene altissima la pressione sulle terapie intensive, anche perché i letti veramente operativi sono meno di quelli che dicono le regioni e comunque manca personale. Evidentemente in estate qualcuno si era illuso. Il che è grave". Parla chiaro il dottor Alessandro Vergallo,...

"La situazione è seria e potrebbe presto diventare drammatica. I tassi di occupazione nelle terapie intensive si stanno avvicinando a quelli della primavera dello scorso anno. Nonostante i letti di rianimazione siano aumentati, la base molto più larga dei contagiati – siamo passati dai 108-109 mila malati di aprile agli 800mila di novembre e i 570 mila oggi – mantiene altissima la pressione sulle terapie intensive, anche perché i letti veramente operativi sono meno di quelli che dicono le regioni e comunque manca personale. Evidentemente in estate qualcuno si era illuso. Il che è grave". Parla chiaro il dottor Alessandro Vergallo, anestesista rianimatore agli Spedali Civili di Brescia, presidente dell’Aaroi-Emac, il principale sindacato dei medici ospedalieri dei reparti di terapia intensiva.

Dottor Vergallo, siamo alle solite? Il tempo è passato invano?

"Se ne è perso, di tempo. E nel frattempo la pandemia non ha fatto sconti. La base dei contagiati, pur considerando che allora ci fu probabilmente una sottostima dei malati, è estremamente più alta oggi rispetto alla scorsa primavera. Per questo siamo di nuovo a tassi di saturazione troppo alti, nonostante i letti siano un po’ aumentati".

Più che un po’, secondo i dati ufficiali. I letti di intensiva sarebbero quasi raddoppiati secondo l’Agenas, che sostiene siano passati dai 5.179 pre Covid ai fino a 9.063 attuali. Possibile?

"Sicuramente c’è stato un aumento, ma francamente non concordo affatto sui dati Agenas, che vengono dalle Regioni. A mio avviso molti letti sono sulla carta, fisicamente esistenti, ma non davvero operativi".

Quanti? Può fare una stima?

" Degli oltre novemila quelli operativi sono a nostro avviso tra i 7.500 e i 7.600. E ci sono letti e letti. Quelli di un reparto di rianimazione vero, con tutte le dotazioni, e poi quelli ricavati magari nelle cosiddette ‘recovery room’ dell sale operatorie: stanze di osservazione per chi usciva da un intervento e che sono state trasformate in rianimazioni. Scelte di emergenza, da ospedale di guerra, che non possono dare gli stessi risultati di un reparto vero e proprio".

E poi c’è il problema della carenza di personale.

"Il problema delle carenze di organico è gravissimo. Non basta avere un letto di rianimazione con i suoi macchinari per risolvere il problema, ci vuole il personale che sa farlo funzionare e che sa assistere pazienti molto difficili. Senza personale ben formato un letto in più non serve a nulla, tranne che a qualche comunicato stampa"

Quanto personale manca?

"Noi stimiamo una carenza di 3mila medici anestesisti rianimatori. Ora, tutti i colleghi fanno il possibile, e tra l’altro molti di loro si sono ammalati e sono anche morti. Ma pur con la migliore buona volontà non riescono a far fronte alle necessità, neppure considerando che la riduzione del 30-35% degli interventi chirurgici ha consentito di destinare più personale ai reparti Covid. La coperta è troppo corta. Visto che non si potevano assumere rianimatori, perché non ce ne sono, si sono almeno assunti un migliaio di specializzandi degli ultimi anni. Bene, ma sono troppo pochi, diciamo un terzo rispetto al numero di letti ‘veri’ in più. E così di fatto gli aumenti dei letti, almeno in parte, restano operativi solo sulla carta".