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13 ott 2021
elettra bernacchini
Cronaca
13 ott 2021

Portuali Trieste, la protesta sul Green pass: cosa succede se lo scalo si ferma

Alessandro Ferrari, direttore di Assiterminal: "Immaginate di tornare a marzo 2020: merci bloccate in mare e decine di milioni di euro persi"

13 ott 2021
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Il corteo no Green pass, partito da riva Traiana, Trieste, 11 ottobre 2021. Circa ottomila persone stanno sfilando. Si tratta della quarta manifestazione da settembre, organizzata dal coordinamento Nogreenpass Trieste. "Voi bloccate la nostra vita, noi la citt�": � il messaggio urlato al megafono da uno dei rappresentanti del movimento, a capo del corteo su di un camper. Il corteo sfila lungo le Rive per poi raggiungere Ponterosso.  ANSA / Benedetta Moro
Proteste No-Green pass a Trieste, 11 ottobre 2021 (Ansa)
Il corteo no Green pass, partito da riva Traiana, Trieste, 11 ottobre 2021. Circa ottomila persone stanno sfilando. Si tratta della quarta manifestazione da settembre, organizzata dal coordinamento Nogreenpass Trieste. "Voi bloccate la nostra vita, noi la citt�": � il messaggio urlato al megafono da uno dei rappresentanti del movimento, a capo del corteo su di un camper. Il corteo sfila lungo le Rive per poi raggiungere Ponterosso.  ANSA / Benedetta Moro
Proteste No-Green pass a Trieste, 11 ottobre 2021 (Ansa)

Trieste, 13 ottobre 2021 - Se venerdì 15 ottobre dovesse concretizzarsi la protesta dei lavoratori portuali, che chiedono l'eliminazione dell'obbligo di Green pass per tutte le categorie lavorative, la conseguenza potrebbe essere quella di un ritorno a marzo 2020: merci introvabili, consegne in ritardo, attività produttive estremamente rallentate. "Un porto - spiega Alessandro Ferrari, direttore di Assoterminal - per le attività di un Paese è come la bocca per il corpo umano: se non ci si sfama, il corpo deperisce. Se un porto non funziona, tutte le attività si fermano".

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Ferrari porta dati che si commentano da soli. "Quasi il 70% delle merci che servono per le industrie, per la produzione ma anche per i servizi alla persona arriva o transita attraverso i porti italiani", il valore in un anno è di circa "500 miliardi di euro", senza contare l'industria turistica (crociere e traghetti). Questo significa che l'eventuale blocco di un terminal, come paventato a Trieste, varrebbe la perdita di "decine di milioni di euro". Non solo ne risentirebbero le 10mila famiglie, segnalate da Confetra, coinvolte tra posti di lavoro diretti e non. Tutto il Paese tornerebbe a soffrire come un anno fa: scaffali vuoti, disagi logistici, rabbia sociale. Il problema è che se una nave che trasporta merci rimane bloccata fuori dal porto, "non può girare la prua e fare rotta altrove". "È una questione di mercato di riferimento - spiega Ferrari - ogni porto è collegato a una catena di produzione e infrastrutture ben precisa, e non è possibile cambiarla di punto in bianco". Semplicemente, rimarrebbe ferma.

I porti 'caldi', attualmente, sono soprattutto quelli di Trieste e Genova, ovvero il "40% della portualità italiana". Meno quello di Livorno, mentre a Napoli sembra tutto sotto controllo. "La stima - continua il direttore Ferrari - dei lavoratori portuali non vaccinati è del 20%, un dato simile ad altri comparti" che non preoccupa particolarmente. Al momento le aziende possono decidere la strategia migliore come pagare i tamponi per i propri dipendenti, o trattare per avere dei prezzi calmierati.

A far scattare la molla è stata la circolare del Viminale che due giorni fa invitava le imprese a mettere a disposizione tamponi gratuiti per chi fosse sprovvisto di Green pass, circolare smentita ieri sera: 'gli operatori economici potranno valutare in autonomia'. "È assurdo - prosegue Ferreri - ricevere direttive così confuse a 48 ore da venerdì. Nei 18 mesi trascorsi, da quando è iniziata la pandemia, il protocollo attivato ha funzionato, altrimenti avremmo avuto focolai di Covid tutti i giorni. Perché, allora, non possiamo continuare con le stesse regole applicate finora?".

Rispetto alle proteste annunciate da Stefano Puzzer e i portuali triestini, rimane l'auspicio, anche da parte di Assiterminal, che il 15 ottobre "prevalga il buon senso: tutti coloro che capiscono la situazione e si attengono alle regole non possono essere penalizzati in questa che ormai è diventata una guerra tra poveri". "È sbagliato - conclude Ferrari - puntare tutto sui controlli rivolti al singolo lavoratore, ed è paradossale che un terminalista debba prendersi in carico di fare i controlli sul Green pass di tutti quelli che transitano nella sua area di competenza. La normativa deve essere più chiara, deve calarsi nella realtà dei fatti".

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