Armi requisite dai carabinieri (Newpress)
Armi requisite dai carabinieri (Newpress)

Roma, 28 marzo 2019 - "Più armi ci sono in giro, più morti avremo" è uno degli slogan dell’Associazione Antigone, contrari alla modifica del codice penale in tema di legittima difesa varata oggi al Senato. Eppure "procurarsi un’arma da fuoco, nel nostro Paese, non è affatto semplice per chi vuole farlo nel rispetto delle norme vigenti". Per questo la Lega andrà avanti con una nuova proposta, sottoscritta da 70 deputati, prima firma la parlamentare Vanessa Cattoi, per "rendere più agevole l’iter per acquistare un’arma destinata alla difesa personale". Il testo, presentato lo scorso ottobre a Montecitorio, è stato assegnato all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera l’11 marzo scorso, dove dunque potrà iniziare l’esame.

COSA PREVEDE. Questo provvedimento è composto da tre articoli in tutto che puntano a “innalzare da 7,5 a 15 joule il discrimine tra le armi comuni da sparo e quelle per le quali non è necessario il porto d’armi”, si legge nella relazione al provvedimento. Le licenze concesse per la detenzione di armi in casa sono poco più di 5 milioni, il che significa che un italiano su dieci è in condizioni di utilizzare un’arma, anche se il numero delle licenze che consentono a coloro che le acquistano di portarle con sé è largamente inferiore. Ma in Italia esistono norme molto restrittive anche sull’acquisto di cartucce e munizioni.

NEL RESTO D'EUROPA. In Italia è possibile detenere un’arma anche senza bisogno del porto d’armi, a patto che abbia una potenza inferiore ai 7,5 joule (l’unita’ di misura, che serve anche a misurare l’energia cinetica sviluppata dal proiettile al momento dell’impatto). Al di sopra di quel limite (che in Francia è di 40, in Spagna è di 21) si considera arma da fuoco e serve una autorizzazione e denuncia di possesso.

LICENZA DI CACCIA. Si può detenere un’arma per uso venatorio, cioè per andare a caccia, per finalità sportive (al poligono di tiro) o per difesa personale. Tuttavia, sottolineano i promotori, “la richiesta del porto d’armi per uso venatorio, è spesso solo un pretesto per tenere un’arma in casa per difendersi dai malviventi”. A sostegno di questa tesi si rileva che gli iscritti alle associazioni venatorie sono poco più di mezzo milione, con un calo di quasi 250 mila aderenti nell’ultimo decennio. “Un dato - si sottolinea - in netta controtendenza rispetto alle richieste del porto d’armi per uso venatorio nello stesso periodo: dieci anni fa le domande erano meno di 400 mila mentre oggi superano abbondantemente il mezzo milione”.

BENZINAI E GIOIELLIERI. Più difficile e lungo l’iter “per ottenere il permesso per difesa personale”. L’ok a portare al seguito un’arma viene concesso preferibilmente a benzinai e gioiellieri, considerando i rischi che corrono, statisticamente sono più spesso vittime di rapina del resto della popolazione. Le esigenze di difesa oggi sono riconosciute a chi sa maneggiare l’arma e a chi è “in condizioni psico-fisiche pressoché perfette”. Uno strumento di autodifesa permetterebbe a chi si difende in casa, spiegano i promotori del testo di legge, di poter incidere maggiormente nei confronti dell’aggressore, come deterrente, non con una semplice scacciacani o con uno spray al peperoncino.

PORTO D'ARMI. In altre parole, la proposta non intacca la normativa sul porto d’armi ma andrebbe semplicemente a modificare la legge 110 del 1975 che era già stata aggiornata l’anno scrorso. “Ai sensi della normativa vigente - si spiega nella proposta - sono considerate armi comuni da sparo, oltre ai fucili, alle rivoltelle e alle pistole a funzionamento semiautomatico, anche le armi denominate da bersaglio da sala, quelle a emissione di gas, nonché quelle ad aria compressa o gas compressi, i cui proiettili eroghino un’energia cinetica superiore a 7,5 joule". Per acquistare un’arma di potenza inferiore, che non è letale, è sufficiente essere maggiorenni ed esibire un valido documento di identità.