Il censimento Istat sulla popolazione italiana
Il censimento Istat sulla popolazione italiana

Roma, 15 dicembre 2020 - In Italia il 51,3% della popolazione è donna, la metà ha al massimo la licenza media e Roma e il Comune più grande con 2,8 milioni di abitanti. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal censimento permanente dell'Istat che fotografa la situazione nel nostro paese nel 2019. 

Italiani sempre più vecchi

Dai dati raccolti emerge anche il progressivo invecchiamento della nostra popolazione: l'età media degli italiani si è innalzata nel 2019 di due anni rispetto al 2011 (da 43 a 45 anni) ed è cresciuto l'indice di vecchiaia, ovvero il rapporto tra gli over 65 anni e gli under 15 fino al 180%. "Il numero di anziani per bambino passa da meno di uno nel 1951 a 5 nel 2019 (era 3,8 nel 2011)". Il comune più giovane è Orta di Atella, in provincia di Caserta, con una età media di 35,3 anni; quello più vecchio è Fascia, in provincia di Genova, dove l'età media supera i 66 anni. 

Quanti sono gli abitanti

La popolazione censita al 31 dicembre 2019 ammonta a 59.641.488 residenti - circa 175mila persone in meno rispetto al 31 dicembre 2018, pari a -0,3% - ma risulta sostanzialmente stabile nel confronto con il 2011 (anno dell'ultimo censimento di tipo tradizionale), quando si contarono 59.433.744 residenti (+0,3%, per un totale di +207.744 individui). Come detto prevalgono le donne: 30.591.392 (appunto il 51,3% del totale) e superano gli uomini di 1.541.296 unità. 

Fuga dal Sud e dalle isole

Sempre meno popolati il Sud e le isole, dove i residenti diminuiscono rispettivamente dell'1,9% e del 2,3%. Aumentano invece nell'Italia Centrale (+2%) e in entrambe le ripartizioni del Nord (+1,6% nell'Italia Nord-orientale e +1,4% nell'Italia Nord-occidentale). Più del 50% dei residenti è concentrato in cinque regioni, una per ogni ripartizione geografica: Lombardia (16,8%), Veneto (8,2%), Lazio (9,7%), Campania (9,6%) e Sicilia (8,2%). Se si guarda alle regioni a fronte di 323.451 residenti acquistati dalla Lombardia, 252.814 dal Lazio e 121.984 dall'Emilia Romagna, la Puglia ha perso quasi 100.000 abitanti (99.261), la Sicilia 127.614 e la Campania 54.667. La Calabria ha perso 64.940 abitanti scendendo a quota 1.894.110. 

Gli stranieri in Italia

Aumenta la popolazione straniera, che nel 2019 ha superato i cinque milioni (5.039,637) grazie a una crescita di 43.480 unità rispetto al 2018. Tra il 2001 e il 2019 gli stranieri sono aumentati di 3,7 milioni di unità. La crescita degli stranieri non è riuscita però a compensare il decremento della popolazione complessiva residente in Italia (-175.185 unità) che, di fatto, equivale a un calo demografico di quasi 220mila residenti autoctoni. Nel 2019 il peso della componente straniera rispetto alla popolazione totale è di 8,4 individui ogni 100 censiti. 

Titolo di studio

In Italia il 50,1% delle persone ha al massimo la licenza media, mentre i laureati e le persone che hanno conseguito un diploma di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica (A.F.A.M.) di I o II livello rappresentano il 13,9%1 della popolazione di 9 anni e più. Secondo il censimento il 35,6% dei residenti ha un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di qualifica professionale; il 29,5% la licenza di scuola media e il 16% la licenza di scuola elementare. La restante quota di popolazione si distribuisce tra analfabeti e alfabeti senza titolo di studio (4,6%) e dottori di ricerca, che possiedono il grado di istruzione più elevato riconosciuto a livello internazionale (232.833, pari allo 0,4% della popolazione di 9 anni e più). Rispetto al 2011 diminuiscono, sia in termini assoluti che percentuali, le persone che non hanno concluso con successo un corso di studi (dal 6% al 4,6%) e quelle con al massimo la licenza di scuola elementare (dal 20,7% al 16%) e di scuola media (dal 30,7% al 29,5%). 

I laureati in Italia

Nel 2019 aumentano le persone in possesso di titoli di studio più elevati rispetto a otto anni prima. In particolare, si contano quasi 36 diplomati (31 nel 2011) e 14 laureati (11 nel 2011) ogni 100 cento individui di 9 anni e più mentre i dottori di ricerca passano da 164.621 a 232.833, con un incremento pari a più del 40%. Inoltre su 100 laureati quasi 56 sono donne, anche se la disuguaglianza tra i due sessi si articola in maniera diversa tra le diverse regioi: il maggior divario si rileva in Sardegna (59,4 ), Valle D'Aosta (58,3) e Umbria (58), mentre il maggior equilibrio si registra in Lombardia (45,3% uomini contro il 54,7% donne).

Più occupati. Meno inattivi, pensionati e casalinghe

Al 31 dicembre 2019, tra la popolazione residente di 15 anni e più le forze di lavoro sono il 52,5% (50,8% al Censimento 2011), gli inattivi il 47,5% (49,2% nel 2011), gli occupati il 45,6% (45,0% nel 2011), i disoccupati il 6,9% (5,8%). Tra le non forze di lavoro, diminuisce la quota di percettori di pensioni da lavoro o di rendite da capitali, dal 24,8% del 2011 al 22,3% del 2019. Anche le casalinghe riducono il loro peso relativo, dall'11,4% al 10,8%, mentre rimane stabile la quota degli studenti.

Le regioni con più occupati

Le percentuali più elevate di occupati sono quelle di Trentino-Alto Adige (55,6%, di cui 58,8% nella provincia autonoma di Bolzano e 52,6% in quella di Trento), Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia con valori compresi tra 51,7% e 51,0%. La Liguria presenta, invece, una percentuale di occupati analoga al valore nazionale (45,6%) mentre tra le restanti otto regioni, con valori sotto il dato medio nazionale, spiccano quelle del Mezzogiorno, con il primato negativo di Campania (37,3%), Calabria (36,5%) e Sicilia (34,9%).

Occupazione femminile

Infine è sempre il Trentino-Alto Adige a detenere il primato dell'occupazione femminile, con 49,3 donne occupate su cento (52,9% nella Provincia autonoma di Bolzano e 45,9% in quella di Trento). Ci sono poi altre undici regioni, principalmente del Nord e del Centro, in cui i valori sono superiori al dato nazionale (37,4%): tra queste spiccano Valle d'Aosta (45,8%), Emilia-Romagna (44,5%) e Veneto (43,1%). I tassi di occupazione femminile piu' bassi si registrano invece in Sicilia (25,3%), Campania (26,6%), Puglia (28,1%) e Calabria (28,4%). A livello provinciale, i tassi di occupazione femminile più alti si hanno a Bologna e Parmate (46,2% e 45,9%), quelli più bassi a Caltanissetta (22,3%) e Agrigento (23,3%).