Gianluca Ardini con Giulia e il piccolo Pietro
Gianluca Ardini con Giulia e il piccolo Pietro

Genova, 14 agosto 2019 - Basta un giorno di burrasca, il fragore dei tuoni, un ponte da attraversare. "Allora scattano le crisi di panico, anche quando sono in casa. La notte? Dormo perché prendo le gocce. Quel giorno ho perso la serenità e il mio lavoro. Da allora sono fermo. Ho danni fisici che mi porterò dietro per sempre. Ma il peggio è dentro. Se non ci fossero la mia compagna Giulia e mio figlio Pietro... Però sono vivo, mi sento un miracolato. Appena ho potuto sono andato al santuario della Guardia e ho acceso un cero alla Madonna. Mi sembrava giusto così". Gianluca Ardini ha 29 anni. Scampato alla strage che nessuno avrebbe immaginato mai: il crollo del ponte di Genova. A questo giovane padre è toccata in sorte un’esperienza ai limiti. È rimasto sospeso per quattro ore tra i pilastri del viadotto, a dieci metri da terra, nel furgone dilaniato, accanto al cadavere del collega Luigi Matti Altadonna, che aveva 35 anni e 4 figli. Il video del salvataggio ha fatto il giro del mondo. Una scena surreale, i vigili del fuoco che si muovono con sicurezza, le grida d’incitamento, il ferito che viene calato giù. Salvo.

Intanto: come sta?
"Fisicamente ho danni permanenti. Una lesione alla retina, mi sono quasi tagliato il braccio sinistro, non ho sensibilità, la mobilità è scarsa, ho sempre formicolii alle mani. Una vertebra importante è ridotta a un foglio di carta, non posso più caricare pesi. Un’ernia cervicale mi ha lesionato i nervi della schiena... Ma sono vivo".

"Segnato per sempre."
"Sto facendo un percorso, prendo anche psicofarmaci. Sarà una cosa lunga". 

Quattro ore appeso nel vuoto.
Sono sempre rimasto cosciente, questa è stata anche la mia fortuna. Avevo il bacino rotto e sentivo dolori atroci. Sono riuscito a levarmi la cintura, ho guardato giù dal finestrino e ho capito".

Com’è riuscito a rimanere calmo?
"La prima cosa che mi viene in mente? Non ho proprio idea. Poi ripenso a Luigi, il mio collega, morto accanto a me. Quando ho capito che lui non c’era più mi sono detto: sono vivo, devo resistere a tutti i costi".

Ripeteva al soccorritore, devo conoscere mio figlio. Pietro è nato il 13 settembre.
"Quella è stata la forza più grande".

Qual è il suo ultimo ricordo prima del crollo?
"Guidava Luigi, io gli ero seduto a fianco. Pioveva a dirotto, lampi e tuoni. Stavo guardando il tablet, pensavo alla prossima consegna. A un certo punto alzo gli occhi e vedo la strada che si apre, poi sprofonda. Ma non ho realizzato davvero quel che stava accadendo.Mi sono accorto di essere ferito e ho pensato, cos’è successo, siamo finiti fuori strada? Troppo grossa".

Tragedia impensabile. Quando ha capito che Luigi non ce l’aveva fatta?
"Subito. Ho provato a toccarlo, mi sono allungato. Gli dicevo, dai che adesso ci possiamo tirare giù. Ma lui era già morto".

È riuscito a guardare il video del suo salvataggio?
"Sì, e davvero mi pareva un film, non pensavo di essere io. Mi teneva la cintura, quella che mi ha quasi tagliato il braccio sinistro. Ero a testa in giù, sono riuscito a liberarmi e mi sono sdraiato dove si mettono i piedi. Sentivo il corpo di Luigi".

Che cosa ricorda di lui?
"Lavoravamo insieme da poco, ma 12-13 ore al giorno sono tante. Fai presto a raccontarti la vita".

Prova rabbia?
"Molta rabbia. Non saprei a chi dare la colpa, sono in troppi a essere in mezzo. Nel 2018 viene giù un viadotto del genere... Su quel ponte c’era gente che andava in vacan- za, che lavorava come me... È stato un tradimento. Uno pensa, pago il pedaggio, sono tranquillo".

È tornato sull’autostrada?
"Non l’ho ancora ripresa. Andrò in Calabria ma partirò in aereo".

Sarà alla commemorazione del 14 agosto?
"No, voglio allontanarmi dalla città in quelle ore, voglio starmene lontano con la famiglia".

È tornato davanti alle rovine del ponte?
"Solo una volta, quando sono andato alla Madonna della Guardia. Se sono credente? Ni. Ma mi pareva giusto farlo".

Il video del crollo diffuso dalla Finanza è da brivido.
Giulia era contraria ma io ho voluto vederlo. Me lo sono guardato piano piano, ho riconosciuto anche il furgone. Una sagoma bianca accanto a una macchina, sul pilone 9. Lì dentro c’eravamo noi".

Luigi era papà di quattro bambini.
"Quella mattina ci mancavano due consegne. Dicevamo, dai che finiamo presto e andiamo a mangiare a casa. Invece io sono arrivato dopo due mesi, lui mai più".