Genova, 25 giugno 2021 - C'è un primo punto fermo nell'inchiesta condotta dalla Procura di Genova sul crollo del Ponte Morandi che il 14 agosto 2018 costò la vita a 43 persone. I pm genovesi hanno infatti chiesto il rinvio a giudizio per 59 persone. I magistrati contestano ad alcuni indagati anche la colpa cosciente.

Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo doloso, omissione d'atto d'ufficio, e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sul lavoro. Dieci le posizioni stralciate in attesa di ulteriori approfondimenti. Tre indagati, dei 71 iniziali, sono morti prima della chiusura delle indagini. Chiesto il giudizio anche per le due società Aspi e Spea. Per i pm ci fu "immobilismo" e "consapevolezza dei rischi".

A fine aprile la procura aveva chiuso l'inchiesta per 69 indagati, tra ex dirigenti e tecnici di Aspi e Spea (la controllata che si occupava delle manutenzioni), del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato delle opere pubbliche, oltre alle due società. Per gli investigatori, tutti sapevano che il Morandi era in cattive condizioni e che bisognava intervenire con lavori di ripristino. Ma secondo l'accusa quei lavori vennero rinviati nel tempo per seguire la logica del massimo profitto con la minima spesa e dare maggiori dividendi ai soci.

I nomi

Tra le 59 richieste di rinvio a giudizio la Procura di Genova ha chiesto il processo per gli ex top manager di Aspi, Giovanni Castellucci (ex ad), l'ex numero due Paolo Berti, e l'ex direttore delle manutenzioni, Michele Donferri Mitelli. Le posizioni invece stralciate sono quelle di Roberto Acerbis, Vittorio Barbieri, Galliano Di Marco, Giovanni Dionisi, Carlo Guagni, Giorgio Peroni, Luigi Pierbon, Alessandro Pirzio Biroli, Giorgio Ruffini e Alessandro Severoni. Durante le indagini sono morti Luigi Forti, Celso Gambero e Graziano Baldini, inizialmente iscritti nel registro degli indagati.