Ponte Morandi Genova, macerie (Newpress)
Ponte Morandi Genova, macerie (Newpress)

Genova, 17 agosto 2018 - Ansia, vertigini, palpitazioni e occhi sbarrati fino alle lacrime. Sono anche questi gli effetti del tam tam mediatico legato al crollo del ponte Morandi di Genova. L'idea di dover attraversare in auto un ponte sospeso paralizza e riempie di paura migliaia di persone, proprio come altre hanno paura di prendere l’aereo, evitano di salire in ascensore o vivono nel terrore di restare sepolti sotto le macerie per un crollo improvviso. Sta diventando quasi una psicosi. In una fetta significativa di popolazione si sta risvegliando in questi giorni un particolare tipo di fobia che scatta quando si immagina di imboccare e percorrere un viadotto autostradale. Per gli psicologi, una ecatombe come quella vista a Genova, che rimbalza dalla tv ai social, che ti insegue con gli amici che trasmettono sul tuo telefono foto di crepe sui piloni dei cavalcavia, alimenta il timore inconscio di sbandare e cadere di sotto, o di rimanere coinvolti in qualche imprevedibile sinistro. A parte il dolore concreto per le vittime, nella psiche si mettono in moto anche reazioni emotive irrazionali, attacchi di panico, meccanismi fuori da ogni logica che prendono corpo in queste ore, come l’incubo inconfessabile che una struttura vetusta possa cedere da un momento all’altro sotto i tuoi piedi.

Ponte Morandi Genova, tutti i video del crollo

Le autorità sanitarie del capoluogo ligure, ha dichiarato il direttore dell’Asl 3 di Genova, Luigi Buttato, hanno richiamato in servizio un team di medici specialisti in psichiatria e psicologi per dare assistenza ai familiari delle vittime, traumatizzati e colpiti negli affetti, ma gli esperti di medicina delle catastrofi si stanno adoperando anche per la popolazione civile, le centinaia di residenti allontanati di punto in bianco dalle loro abitazioni che vivono uno stress paragonabile agli effetti una scossa di terremoto. Sappiamo, ad esempio, che nelle popolazioni scampate al terremoto aumenta in maniera esponenziale il consumo di ansiolitici e psicofarmaci nei mesi successivi all'evento traumatico. Le proporzioni del dramma di Genova si stanno allargando a macchia d’olio e si riflettono anche a distanza, diffondendo una sindrome che rientra nel grande capitolo dell’agorafobia, la paura degli spazi aperti, in questo caso la paura di attraversare una passerella sopraelevata, vertigine che in casi severi diventa una vera e propria nevrosi.

Ponte Morandi Genova, il difficile compito degli psicologi

Maura Anfossi, psicoterapeuta responsabile del Servizio di Psicologia ospedaliera dell’Asl di Cuneo, ha annunciato che dopo l’incidente al Ponte Morandi di Genova la sua organizzazione ha attivato il trauma center psicologico, messo a disposizione per supporto (anche mediante la terapia Emdr - desensibilizzazione e rielaborazione del trauma attraverso i movimenti oculari) ai superstiti dell’incidente al Ponte Morandi di Genova, ai loro familiari, ai cittadini, a quanti siano stati coinvolti in questo evento traumatico. 

Ponte Morandi Genova, riconosce l'auto dei genitori delle foto del crollo

Ma come dicevamo, la nevrosi degli spazi aperti alimentata dalle immagini della catastrofe sta generando ansia anche nelle persone più distanti dal luogo del disastro. “Penso che chiunque sia stato colpito dalla tragedia del 14 agosto può manifestare ansia e terrore nel dover attraversare altri ponti autostradali, soprattutto se costruiti più di mezzo secolo fa e non adeguatamente controllati e regolarizzati“. Così Adriano Formoso, psicologo e psicoterapeuta di gruppo (ha lavorato nell’ambito dell’emergenza aiutando sopravvissuti a naufragi, disastri aerei e gravi incidenti stradali) sulla tragedia del Ponte Morandi a Genova. “Dobbiamo tutti affrontare questo trauma di massa, a partire dalle nostre famiglie, parlandone con i gruppi delle persone che rappresentano i nostri affetti oltre ad ascoltare il parere e i consigli degli esperti. Fondamentale che tutti noi impariamo ad accogliere la sofferenza e le nostre emozioni reciprocamente”.

Ponte Morandi Genova, il video dei primi soccorsi

“Gli incubi proseguono nel tempo - aggiunge lo psicologo - . Chi ha visto il ponte crollare, e chi ha perso i propri familiari in questa tragedia, continuerà a rimuginare giorno dopo giorno e, per molti mesi, rivivrà questa esperienza negativa sia a occhi aperti che nei sogni. Condividere l’angoscia aiuta a superare il dolore”. Sappiamo bene che questi pensieri non sono razionali e possono essere considerati assurdi - conclude lo psicoterapeuta - ma il nostro inconscio non si lascia condizionare dalla razionalità e ci fa arrivare quello che genera autonomamente”.

Ponte Morandi Genova, i numeri dell'emergenza 

Sul luogo della tragedia opera un gruppo di psicologi coordinati dal presidente della Croce Bianca di Rapallo, Fabio Mustorgi, con la dottoressa Elisa Fadda, e all’ospedale San Martino di Genova con la dottoressa Cristiana Dentone. Bisogna agire con trasparenza, senza negare i fatti, dicono i soccorritori del team, ma cercando di proteggere le persone che devono elaborare un lutto o che devono farsi uscire dalla testa un ricordo così devastante.