Ponte Morandi Genova, Davide Capello

Genova, 16 agosto 2018 - "Ho detto, adesso mi cade qualcosa addosso. Mi sono affacciato, ho guardato in alto e non c'era più niente, un pezzo di ponte non esisteva più.  La mia fortuna è che il touch screen della macchina è rimasto acceso, ho chiamato subito i soccorsi con il viva voce, non riuscivo a trovare il telefono e il portafoglio". Davide Capello, 33 anni, ex portiere del Cagliari, vigile del fuoco a Savona è un miracolato del crollo del Ponte Morandi di Genova.

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Ha contato la sua formazione per evitare errori?
"Sicuramente. Bisogna chiamare subito  i soccorsi, la prima telefonata l'ho fatta al 115. Poi sono riuscito a comunicare con il comando di Savona. Io parlavo di sopraelevata, sbagliando nell'agitazione e anche perche' non conosco bene Genova. Dicevo, e' crollato tutto, e' crollato tutto. Ma loro pensavano che li stessi avvisando dall'esterno. Era la prima chiamata". 

La sua Tiguan. Mostra la foto, impressionante: "E' atterrata su dieci metri di macerie. Quando sono... atterrato ho sentito un botto, ho pensato che sarei rimasto schiacciato nell'impatto. Per uscire ho aspettato i soccorritori. Non capivo dove mi trovassi, temevo di poter precipitare ancora".

Se ne abusa forse tante volte ma per lei è da gridare: e' stato un miracolo!
"Chiamiamolo miracolo o fortuna.  Un po' di dolore alla schiena. Solo questo".La macchina di Davide Capello tra le macerie del ponte di Genova

Quando e' uscito.
"Una scena da bombardamento, un silenzio irreale, ogni volta mi torna in mente la macchina dietro di me, precipitata".

Davanti e dietro di lei il disastro. Lei qui, senza un graffio.
"A riguardare le immagini, penso mi abbiano salvato le cerniere stradali". Con le mani fa il gesto per spiegare meglio, "probabilmente una mi ha sorretto, sul retro dell'auto. E ho come planato per 50 metri su un pilone".

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