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Ponte Genova, "sull'autostrada il sangue di mio figlio, mi hanno fatto pagare il pedaggio"

La rabbia di Giuseppe, papà di Luigi Matti Altadonna, che aveva 35 anni e 4 figli: "Gli impiegati mi hanno detto, non possiamo farci niente. Ma andrò a parlare con il direttore di tronco"

di RITA BARTOLOMEI
Ultimo aggiornamento il 19 agosto 2018 alle 17:19
Luigi Matti Altadonna con il padre Giuseppe

Genova, 19 agosto 2018 - "Stamattina ho preso l'autostrada da Genova a Borghetto Santo Spirito. E' un casello automatico ma c’erano dei dipendenti, in un ufficio a fianco. Non volevo pagare il pedaggio, mi è scattato qualcosa da dentro, proprio un rifiuto. Sei euro e settanta. Non mi sentivo di dare dei soldi alle Autostrade. Ho parlato con quelle persone, ho spiegato il motivo. Loro mi hanno risposto che non potevano farci niente. Mi hanno detto che dovevo pagare e basta, se volevo che la sbarra si alzasse". Giuseppe Matti Altadonna è il babbo di Luigi, che aveva 35 anni e lascia una moglie innamorata, Lara, e 4 bambini dai 3 ai 12 anni.  La mattina del 14 agosto Giuseppe si era raccomandato con il suo ragazzo di andare piano, con il tempo che faceva. Non è bastato. Luigi non ha avuto scampo, è precipitato con il furgone della ditta che lo aveva assunto da poco, nella voragine aperta dal ponte crollato.

Il papà in questi giorni ha dimostrato una dignità fuori dal comune. Sostenuto da una famiglia unitissima, moglie, due figli e tantissimi parenti e amici. Una tribù, tanti sono arrivati apposta dalla Calabria, i Matti Altadonna sono originari di Curinga, in provincia di Catanzaro. Giuseppe è stato per 37 anni sottufficiale della Polizia penitenziaria. Dice: "Ho servito lo Stato perché ci credo". Non si capacita. In un tragedia come questa di Genova, senza precedenti, ci sono dettagli che diventano simboli. Il pedaggio è senz'altro uno di questi. "Hanno fatto pagare addirittura le ambulanze e i mezzi di soccorso, nei giorni della strage, ma sarà possibile - si chiede -. Domani vado a parlare con il responsabile del tronco. Qui c’è il sangue di mio figlio, io di soldi alle Autostrade non gliene voglio più dare. A costo di rompere la sbarra, la prossima volta che passo. Stavolta non l’ho fatto perché la macchina era di un amico. Poi mi denunciano, mi cercano, fanno quel che vogliono. Ho chiesto la ricevuta, la voglio tenere". Certo che non c'era il casellante, aggiunge, "non ce l'ho con gli impiegati, loro lavorano. Ma potevano fare una telefonata, sentire, informarsi... Ora sono curioso di vedere cosa mi risponderanno. Non sono i soldi, 7 euro non mi cambiano la vita. Ma è come se pagassi il sangue di mio figlio". Giuseppe Matti Altadonna aveva lasciato Genova tre anni fa, dopo una vita. Era tornato al paese, in Calabria. Per due anni anche Luigi, nato e cresciuto qui in Liguria, si era trasferito con i genitori. Poi l'occasione di lavoro, autista per Mondoconvenzienza, "doveva iniziare a settembre ma poi avevano avuto bisogno prima...".   
 

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