Il crollo del ponte Morandi e il camion sull ciglio del baratro (Ansa)
Il crollo del ponte Morandi e il camion sull ciglio del baratro (Ansa)

Genova, 12 agosto 2019 - Per 43 vite il Morandi è l’ultimo ricordo, quello che ha inghiottito tutti gli altri senza badare che fossero troppo pochi, come per il piccolo Samuele, semplicemente pochi, magari tanti ma mai abbastanza per morire mentre ti affidi fiducioso alle infrastrutture pubbliche per andare in vacanza, al lavoro, a casa, mentre svolgi i tuoi compiti di precario nell’isola ecologica che qualcuno, altrettanto fiducioso, ha messo proprio lì sotto quel simbolo della Genova ‘futurista’ degli anni ’60. Per quelle 43 vite, che mercoledì le autorità cercheranno di commemorare "al meglio e nella forma più rispettosa e sobria possibile", il ponte è quel gigante fragile che i ricordi (e i sogni) li ha stritolati in un groviglio di cemento, ferro, acqua e terrore, quando, alle 11,36 del 14 agosto di un anno fa, ha deciso che non ce la faceva più a svolgere il suo ruolo. 
 
La tragedia per la magistratura è una montagna di carte che continua a crescere, come i 60 terabyte di dati gestiti da un software dell’Fbi, 70 indagati e due società, due incidenti probatori in corso, staff di periti al lavoro per rispondere ai 40 quesiti del gip sulle cause del crollo entro la prossima udienza del 18 gennaio. Un procedimento giudiziario di cui è impossibile azzardare previsioni sull’arrivo della sentenza definitiva che dirà se è stata l’incuria o quale altra manchevolezza ad impedire di ascoltare davvero i lamenti dei suoi stralli arrugginiti prima che cedessero lasciando nel Polcevera macerie e morte. 

Il crollo è nel filmato della telecamera della Ferromental che, dall’azienda a pochi passi dal viadotto, ha immortalato il collasso della pila 9, forse quello che fa dire al procuratore capo di Genova Francesco Cozzi che il Morandi "non ce la faceva più a stare in piedi". 
La tragedia è anche la battaglia dei pm che cercano di fissare le responsabilità, degli avvocati che tentano di spazzarle via dalle spalle dei loro assistiti, dei 635 sfollati a cui in un attimo è stato cancellato il passato e oscurato il futuro. Ed è la battaglia dei familiari di quelle 43 vittime che già da un anno aspettano risposta a un perché straziante. 
 
Gli sfollati del comitato di via Porro, la strada che proprio oggi riaprirà dopo essere stata per 12 mesi un vuoto palcoscenico dell’emergenza, non ci saranno mercoledì sotto le volte dell’ex fabbrica del riciclo scelta per la commemorazione ufficiale, proprio davanti al punto in cui sta ‘crescendo’ il primo pilone del nuovo ponte pensato da Renzo Piano. Loro alle 11 si ritroveranno ancora sotto il ponte di ferro che per mesi è stato la sede del presidio, il luogo dove già 11 volte, il 14 di ogni mese, hanno condiviso quel collettivo ricordo eterno. E forse non ci saranno neppure molti dei familiari delle vittime: hanno deciso di stare tra di loro, sotto il ponte che non c’è più "insieme ai soccorritori di quei giorni". Vogliono che la sobrietà della cerimonia si coniughi con la possibilità di guardare negli occhi il presidente della Repubblica Mattarella.

E il Morandi è poi per la politica la resa dei conti con il passato e la sfida con il futuro. È l’appuntamento con il 14 agosto di ogni anno a venire che la costringerà a un bilancio pubblico, tangibile e credibile. Mercoledì alle 10 i rappresentati delle istituzioni saranno sulla sponda del Polcevera ad ascoltare la messa celebrata dal cardinale Angelo Bagnasco. Alle 11.36 il silenzio prima che le sirene del porto e tutte le campane della città all’unisono comincino a straziare l’aria e la memoria, poi dal palco gli interventi del presidente Mattarella, del premier Conte, del commissario Bucci e del governatore della Regione Toti insieme ai famigliari delle vittime. I conti del passato, in asettici numeri, sono quasi 80 milioni di indennizzi agli sfollati della zona rossa e agli abitanti di quella arancione, 400 milioni di danni subiti da imprese e commercianti, 2 milioni al giorno per i costi del traffico diventato un incubo. E non sono tutti. E sono in crescita. 
 
La sfida della politica invece si chiama ‘PerGenova’, la joint venture tra Fincantieri Infrastrutture e Salini Impregilo che sta finendo di rimuovere le occlusioni nel cuore di Genova ferito dal crollo e cominciando a costruire il ponte di Renzo Piano. Non dovrà più essere solo by-pass viario com’era il Morandi ma il ‘ricamo’ sulle ferite di un territorio straziato: una struttura lunga 1067 metri con 18 pile ellittiche e 19 campate, 50mila tonnellate di calcestruzzo armato con 9mila tonnellate di acciaio. Sotto non più le finestre della cucina di chi lo vedrà crescere ma un parco per fare verde il futuro del quartiere Certosa. Il sindaco-commissario Bucci ha ribadito la promessa che il ponte entro il 15 aprile 2020 sarà inaugurato.