Roma, 16 aprile 2018 - La primavera quest'anno porta due 'ponti' particolarmente fortunati, che consentono a chi può di stare a casa 11 giorni consecutivi (dal 21 aprile al 1° maggio compresi) prendendone solo 5 di ferie. Il discorso vale ovviamente anche per il calendario scolastico, capace come si sa di influire sulle ferie e i permessi delle famiglie. 

A seconda delle scuole e delle regioni le opzioni sono tre: c'è chi starà a casa da sabato 21 al 25 aprile, tornando in classe giovedì 26, chi farà "la lunga" fino a martedì primo maggio e chi godrà del pionte tra sabato 28 aprile e martedì primo maggio. A condizionare la scelta c'è anche la regola aurea delle scuole, ovvero l’obbligo di garantire almeno 200 giorni di lezione in un anno.

Sui maxi-ponti incombe poi quest'anno lo sciopero degli insegnanti, che incroceranno le braccia il 2 e 3 maggio, allungando il ponte di qualche giorno ancora.

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Se si aggiungono le gite scolastiche, quasi tutte in primavera, il pacchetto dei giorni di non-scuola da ora a fine anno si espande parecchio, cosa che può far piacere ai ragazzi, tranne a quelli che devono recuperare qualche materia - e che si vedono ridotte le possibilità di farsi interrogare - o che stanno preparando l'esame di maturità. Una consolazione? Il 2 giugno, festa della Repubblica, non fa ponte perché è di sabato.

 


LO STOP DEL 30 APRILE - E' previsto nelle scuole di Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio,  Basilicata, Calabria, Puglia, Molise, Campania. In Lombardia e nelle altre regioni le scelte vengono demandate ai presidi, in base all’autonomia scolastica.

LO SCIOPERO - La protesta del 2 e 3 maggio riguarda la questione dei diplomati magistrali esclusi dalle Graduatorie a esaurimento (le Gae). Ai due giorni di sciopero generale - il terzo in quattro mesi dopo quelli dell'8 gennaio e del 23 marzo - è invitato a partecipare tutto il personale docente e Ata, a tempo indeterminato e determinato, atipico e precario. 
Il nuovo sciopero è stato indetto dal Saese (Sindacato Autonomo Europeo Scuola ed Ecologia), che si è detto "totalmente contrario ai provvedimenti politico legislativi del governo in ambito scolastico" e ha chiesto la "permanenza nelle GaE, in base al punteggio acquisito, dei maestri diplomati e riaperture delle GaE per tutti i docenti in possesso di abilitazione (diplomati magistrali con titolo conseguito entro l`a.s. 2001/2002)".

Nei giorni scorsi ha aderito alla protesta anche il sindacato Anief che, oltre ad appoggiare la battaglia sui diplomati magistrali esclusi dalle Gae, chiede di "trasformare i quasi 100mila posti degli organici di fatto in cattedre vacanti, quindi da collocare in quelle di diritto", "allineare gli stipendi almeno all'aumento del costo della vita" e "reperire dei finanziamenti per il nuovo contratto, visto che l'accordo raggiunto all`Aran ad inizio febbraio per quello 2016/18 ha prodotto aumenti insignificanti, dello 0,36% per il 2016, dell`1.09% per il 2017 e del 3,48% per quest'anno".