Pompei, 21 novembre 2020 - Due uomini, un quarantenne signore di rango avvolto in un caldo mantello di lana e il suo giovane schiavo in tunica, le ossa già provate da anni di durissimo lavoro. È la nuova scoperta di Pompei venuta fuori nei giorni della pandemia, secondo quanto riferisce l'Ansa. "Stupefacente" commenta il ministro Dario Franceschini, "una scoperta assolutamente eccezionale", sottolinea il direttore Massimo Osanna, anche perché "per la prima volta dopo più di 150 anni è stato possibile realizzare i calchi perfettamente riusciti delle vittime e delle cose che avevano con sé nell'attimo in cui sono stati investiti e uccisi dai vapori bollenti dell'eruzione".

La scoperta

Sono due uomini e le immagini dei calchi - che l'Ansa documenta - sono impressionanti, con il gesso che sembra aver restituito ai due poveretti persino le vene pulsanti nelle mani contratte dal dolore. Accanto ai due corpi, un ammasso di stoffa pesante, che la tecnica dei calchi ha rivelato essere un altro pesante manufatto in lana, forse un secondo mantello, forse una coperta. Lo scavo, ancora in corso, potrà forse chiarire meglio nei prossimi mesi il ruolo di questi due uomini e dove fossero diretti, se per esempio stavano raggiungendo negli ambienti ipogei del criptoportico il resto della grande famiglia allargata che popolava la tenuta e che probabilmente già dal primissimo mattino aveva cercato salvezza negli ambienti sotto alla grande terrazza. Le conoscenze accumulate negli ultimi anni sugli ultimi istanti di Pompei possono comunque già dirci quando i due poveretti hanno vissuto la loro ultima brutta avventura. "Con buona approssimazione - spiega Osanna - deve essere avvenuto nelle prima mattinata del secondo giorno dell'eruzione", quindi intorno alle 9 del mattino del 25 ottobre di quel terribile 79 d.C., quando sulla colonia romana si rovesciò la seconda tremenda corrente piroplastica, un vento di morte che non lasciò scampo a nessuno.

Il luogo del ritrovamento

Il ritrovamento è avvenuto solo alcuni giorni fa nello scavo in corso dal 2020, nella grande villa suburbana a Civita Giuliana, 700 metri a nord ovest di Pompei, dove il Parco Archeologico è al lavoro già dal 2017, con uno scavo condotto in sinergia con la Procura di Torre Annunziata e nato per fermare gli scavi clandestini dei tombaroli che qui hanno lasciato ampie tracce della loro attività. È la stessa villa nelle cui stalle - era il 2018 - sono stati trovati i resti di tre cavalli di gran razza e, in particolare, di uno splendido sauro completamente bardato, con una raffinata sella in legno e bronzo e luccicanti finimenti come se l'uscita del padrone di casa - forse un comandante militare, forse un alto magistrato - dovesse essere imminente. Si tratta anche della stessa residenza dove qualche mese fa è stato scoperto il muro affrescato con il fiore bianco e il graffito col nome della piccola Mummia, la bimba che potrebbe essere stata la figlia dei signori proprietari di quella tenuta.

La residenza, ricorda oggi Osanna, è "di altissimo pregio, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre ad un efficiente quartiere di servizio con l'aia, i magazzini per l'olio e per il vino che in profluvio di terrazzamenti e piscine si estendeva fino al mare". Scavata in parte agli inizi del 1900 dall'allora proprietario del terreno, il marchese Giovanni Imperiali, che poi aveva fatto interrare gli ambienti indagati e non aveva lasciato una particolare documentazione, la villa del Sauro Bardato nascondeva sotto una grande terrazza panoramica un criptoportico, che fungeva da "basis villae", lungo oltre 50 metri. Ed è proprio in un vano che dava accesso a questo criptoportico che gli archeologi hanno trovato i corpi dei due fuggitivi.