E’ considerato l’enfant prodige dell’archeologia italiana. Oddio, Gabriel Johannes Zuchtriegel, 40 anni a giugno, è nato a Weingarten, città tedesca del Baden-Württemberg, ma è ormai cittadino italiano. Lo scorso anno ha sposato Katharina, da cui ha avuto due figli e abita a Montesanto, quartiere di Napoli. Poliedrico e cosmopolita, fa concerti da pianista – una passione per Bach – e tifa per la tecnologia applicata al patrimonio archeologico. Ora che il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, gli ha dato le chiavi del Parco Archeologico di Pompei come nuovo direttore, l’esuberante tedescone ha già tirato fuori idee che fanno venire il mal di testa ai parrucconi. Droni e sensori per un progetto di...

E’ considerato l’enfant prodige dell’archeologia italiana. Oddio, Gabriel Johannes Zuchtriegel, 40 anni a giugno, è nato a Weingarten, città tedesca del Baden-Württemberg, ma è ormai cittadino italiano. Lo scorso anno ha sposato Katharina, da cui ha avuto due figli e abita a Montesanto, quartiere di Napoli. Poliedrico e cosmopolita, fa concerti da pianista – una passione per Bach – e tifa per la tecnologia applicata al patrimonio archeologico. Ora che il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, gli ha dato le chiavi del Parco Archeologico di Pompei come nuovo direttore, l’esuberante tedescone ha già tirato fuori idee che fanno venire il mal di testa ai parrucconi. Droni e sensori per un progetto di manutenzione preventiva, una biblioteca digitale per "condividere le ricerche secondo un modello di archeologia pubblica", il rilancio dei siti minori, da Stabia ad Oplontis a Boscoreale.

Ma anche un ‘patto col territorio’ per riqualificare la ‘buffer zone’ (l’area-tampone di tutela del sito), che con le sue bancarelle, l’architettura sdrucita, i trasporti inefficienti, è da sempre una spina nel fianco del sito Unesco. Gabriel Johannes è un folletto che dopo aver fatto faville come archeologo a Paestum e Velia, nel Salernitano, ora entra in azione in uno dei luoghi più sacri dell’umanità, tre milioni di visitatori all’anno (ante-covid). Per questo motivo la sua nomina scatena polemiche e addii. Due personaggi di peso come Stefano De Caro, ex soprintendente per i beni archeologici di Napoli e Caserta, e Irene Bragantini, membro del Comitato scientifico della Soprintendenza speciale Pompei, contestano la "qualità" accademica di Zuchtriegel e si dimettono dal Consiglio scientifico del Parco con un clamore inusuale in questo ovattato mondo.

"Con decisione irrevocabile ed effetto immediato - scrivono i due nella lettera inviata al dg dei Musei, Massimo Osanna - abbiamo deciso di dare le dimissioni. Con vivo disappunto, riteniamo non sussistano le condizioni minime per collaborare con il suo successore. E non per la giovane età, ma perché il suo curriculum è insufficiente". Secondo i due dimissionari "le competenze del neo direttore non sono adeguate per il recupero delle pitture pompeiane".

Una bocciatura per un personaggio che aveva scatenato entusiasmo nella cura delle sacre pietre di Paestum e Elea (Velia), centro della scuola filosofica presocratica, fondata da Parmenide e portata avanti dall’allievo Zenone. Fece rumore la sua affermazione, un anno fa: "Nella mia visione, il museo del futuro non parte da una vocazione turistica, ma da una visione territoriale e di servizio pubblico per la comunità. Prima di attirare turisti da tutto il mondo, dobbiamo far sentire la gente del posto parte di un progetto comune". Per poi aggiungere: "Bisogna agire per far arrivare i fondi europei per la ricerca. Purtroppo un certo tipo di gestione gerontocratica e baronale, diffuso in alcuni ambienti, non ha favorito l’integrazione con il sistema europeo e internazionale".

Parole piaciute a Franceschini che lo ha scelto da una terna (Marta Cartabia era la presidente della Commissione che ha esaminato 44 curricola) e a Massimo Osanna, il suo predecessore, che cerca ora di stoppare le critiche: "Francamente non capisco la polemica. Zuchtriegel ha un curriculum scientifico eccellente, a Paestum ha fatto benissimo e a Pompei assicurerà una gestione del sito in piena continuità con quanto fatto da me in questi ultimi anni per il Grande Progetto. Il fatto che abbia appena quarant’anni – aggiunge - credo che sia un valore e un grande segnale di apertura verso le nuove generazioni".