di Claudia Marin Nessun ritorno della legge di Bilancio in Consiglio dei ministri per una nuova approvazione. Ma solo poche limitate modifiche su Opzione donna (con il ritorno alle soglie di accesso a 58-59 anni) e Reddito di cittadinanza (taglio dell’assegno dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro e non in maniera automatica dopo tre mesi). E così, quando le pressioni dei partiti per riscrivere di fatto la manovra, insieme con l’irritazione della Lega, stavano per prendere il sopravvento, Mario Draghi (in sintonia con il Quirinale) mette fine all’assalto alla diligenza e chiude il dossier con il via libera alla...

di Claudia Marin

Nessun ritorno della legge di Bilancio in Consiglio dei ministri per una nuova approvazione. Ma solo poche limitate modifiche su Opzione donna (con il ritorno alle soglie di accesso a 58-59 anni) e Reddito di cittadinanza (taglio dell’assegno dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro e non in maniera automatica dopo tre mesi). E così, quando le pressioni dei partiti per riscrivere di fatto la manovra, insieme con l’irritazione della Lega, stavano per prendere il sopravvento, Mario Draghi (in sintonia con il Quirinale) mette fine all’assalto alla diligenza e chiude il dossier con il via libera alla presentazione del pacchetto di finanza pubblica al Senato.

A far salire la tensione a livello di guardia nella maggioranza è una riunione a Palazzo Chigi in cui il premier, con i ministri Stefano Patuanelli (M5s), Andrea Orlando (Pd) e Renato Brunetta (FI), concorda una modifica al Reddito di cittadinanza gradita al M5s ma non a tutto il centrodestra: il decalage scatterà dopo il rifiuto della prima offerta di lavoro (non in automatico, come si era ipotizzato). Immediata la reazione della Lega. "Non è più il governo M5s-Pd", fanno sapere dal vertice convocato in contemporanea da Matteo Salvini con tanto di fuoco di fila su Reddito e Quota 102. Il risultato è che comincia a circolare l’ipotesi di un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri del testo della manovra, ma Draghi, irritato per la piega che la discussione sta prendendo, decide di intervenire a stoppare l’ipotesi. Tanto più che, in una riunione dei capigruppo alla Camera anche Italia viva, con Maria Elena Boschi, lamenta che la legge di bilancio, attesa il 20 ottobre, non sia ancora arrivata al Parlamento.

Il rischio, dunque, è che, in un clima che si fa via via più delicato e arroventato in vista dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, le fibrillazioni si scarichino sul passaggio parlamentare della manovra. Un pericolo che il premier intende scongiurare. Da qui la chiusura della partica con poche modifiche ma non irrilevanti e politicamente neutre. La prima riguarda il quando far scattare il decalage per i percettori del Reddito. L’ipotesi, gradita a centrodestra e Iv, era farlo partire in automatico dal sesto (o dal terzo mese). I grillini, però, ottengono che l’assegno cominci a calare dopo il rifiuto di un’offerta di lavoro congrua: se si rifiutano due offerte (oggi sono tre) si perde il diritto all’assegno.

Si concorda anche di abbassare i requisiti di età per l’accesso al pensionamento anticipato con Opzione donna: nella versione della legge di bilancio arrivata in Cdm l’età era stata alzata a 60-61 anni, mentre viene riportata a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 per le autonome, com’è già adesso. La partita, però, non è certo chiusa: Salvini non gradisce l’esclusione dei suoi ministri (Giorgetti era all’estero) dalla riunione. E con il pasdaran Alberto Bagnai chiede di "tagliare fondi al Reddito e aumentare le pensioni di invalidità e di estendere la Flat tax per gli autonomi fino a 100mila euro". Mentre il Movimento rilancia e chiede che si rimetta subito mano al Superbonus per togliere il tetto di 25mila euro di Isee per le villette.