Pioggia artificiale con l'inseminazione delle nuvole
Pioggia artificiale con l'inseminazione delle nuvole

Bologna, 30 luglio 2021 - Dall'antico Egitto ai nativi americani le civiltà hanno provato a conquistare il favore del cielo con la danza.  Ma oggi a Dubai preferiscono i droni. Su su fino alle nuvole, per far arrivare la pioggia. L’esperimento è stato appena ripetuto, l’acqua è arrivata (anche troppa) in uno dei Paesi tra i  più siccitosi al mondo, con temperature che in questi giorni hanno sfiorato i 50 gradi. Si chiama cloud seeding, inseminazione delle nubi. La Cina nel 2017 ci ha investito 168 milioni di dollari, sfruttando la pratica anche per combattere l’inquinamento.

L’invenzione risale all'America degli anni Quaranta. Ancora molto usata  in Russia  e in Australia. Sandro Fuzzi del Cnr (istituto di scienze dell'atmosfera e del clima di Bologna) chiarisce: "La tecnica consiste nell’inseminare le nuvole con sali particolari, il più usato è lo ioduro d’argento E si può fare anche con il ghiaccio secco. Supponendo che la nuvola sia quella giusta, che ci sia la temperatura giusta, possiamo stimolare una precipitazione. In Italia questi studi risalgono agli  anni Sessanta ma non si è mai giunti a un risultato concreto. Questa è la ragione per cui dico che c’è senz’altro un aspetto commerciale. Perché manca la riprova. Ho fatto l’inseminazione di quella nube e ha piovuto. Chi mi dice che non avrebbe piovuto lo stesso?".

A Dubai ci credono.

"Hanno fame di acqua. Ed è capitato che qualche volta abbia piovuto, altre volte no".

Perché la definisce tecnica commerciale?

"Perché ci sono compagnie specializzate su questa attività. Con aerei inseminano le nubi. C’è una valenza statistica ma non c’è mai stata una conferma scientifica definitiva che questa tecnica possa funzionare. Le nuvole sono sistemi estremamente complessi. Ma occorrono temperatura e turbolenza giuste. Allora può capitare che questa inseminazione abbia successo. Però questi parametri non si possono controllare, al massimo si possono misurare. Noi non possiamo dire alla nube come deve essere fatta".

E arriveremo a poter stabilire: tra un'ora farò piovere?

"No, questo non lo può dire nessuno. Io posso sostenere che su questo territorio cercherò di fare in modo che possa piovere. Ma non posso decidere quando".

Ma con il cloud seeding si può ottenere anche il contrario?

"Sì, ci hanno provato nella pianura padana, Veneto, Friuli, Emilia Romagna. D'estate, proprio in questa stagione, come abbiamo visto sono frequenti le grandinate che possono portare danni alle colture. Così si è cercato per tanti anni di inseminare le nubi, non più con aerei ma con cannoni dal suolo, per fare in modo che precipitasse acqua e non grandine".

Il risultato?
"Non si sa bene quanto efficace sia la tecnica. Tanto che sono ormai rari quelli che la applicano . Negli anni Sessanta e Settanta quando c’era qualche grosso novolone si sentivano cannonate da tutte le parti. Sono stati fatti anche grossi esperimenti, sulle Alpi. I russi ci hanno  lavorato molto".

Ma queste pratiche possono fare male all’ambiente?

"Sono talmente ridotte nello spazio che non credo".

E i sali sono dannosi, visto che poi ricadono a terra?

"No, perché sono concentrazioni talmente basse...".