Dilagano le risse tra adolescenti
Dilagano le risse tra adolescenti

Roma, 14 dicembre 2020 - Sempre di sabato, su appuntamento. Via social ma non è detto, perché qualche volta il tam tam sulla rete può diventare un mezzo per depistare i controlli. Le risse tra adolescenti dilagano da una parte all’altra del Paese. Sabato 5 dicembre l’episodio più eclatante a Roma, sulla terrazza del Pincio, con appendici in piazza del Popolo e persino nella metropolitana, alla stazione Flaminio della linea A, in campo ragazzini di 13 anni. Per quei fatti ci sono tre indagati, ma sulla scena erano in 300. E tre sono stati i nuovi episodi sabato 12. Ancora botte a Roma, poi a Venezia nei luoghi dello spritz serale, in zona  ponte di Rialto, molto di loro erano ubriachi, l'ora era quella della chiusura dei bar.  La polizia locale sta cercando di capire la dinamica.  Infine a Gaeta.  Dove i poliziotti hanno identificato 18 giovani, i più piccoli hanno 15 anni, i più grandi 25. Sono arrivati all'appuntamento anche da  Formia e Fondi.

Ma cosa sta succedendo? Di colpo i centri delle città s'infiammano, da nord a sud. Diventano ring. Conquistati dalle bande delle felpe e delle snackers, perché quelle sono le loro bandiere. Sfide violente tra gang. L'obiettivo? Immortalare la guerra metropolitana, postare video sulla rete, scalare il gradimento dei like. E dimostrare di essere più forti degli altri.  A Roma le 'comitive di quartiere', come le chiamano, hanno profili ben definiti. Dal raduno-assembramento senza mascherina alla rissa il passo è breve. La baraonda del Pincio - "soltanto pe' miracolo er morto nun c'è stato" - si sono gonfiati il petto gli  stessi protagonisti, è partita dal duello mancato tra due giovanissime, che si erano sfidate su Instagram per darsele di santa ragione. Ma poi una delle due non si è presentata all'appuntamento. Qualche genitore ha dichiarato. "Mio figlio era lì per noia". Il canovaccio ricorda altri scenari, la sfida tra  "Bolo-bene" e "Bolo-feccia" ai Giardini Margherita, il cuore verde di Bologna. Era il settembre del 2013, si ritrovarono in 250 dopo essersene dette di tutti i colori sui social (Ieri Ask, oggi Tik Tok).

Ce n'è abbastanza per dare lavoro agli psicologi. Ma anche per l'infettivologo Matteo Bassetti, tra i volti più noti in epoca di pandemia da Coronavirus. "Padre, medico e professore universitario", mette in fila. Da qui parte la sua analisi:  "Questo periodo di reclusione forzata per i ragazzi, lontani dalla scuola,  avrà conseguenze per anni". Senza voler giustificare nessuno, Bassetti vede "un legame evidente tra le due cose, le risse e la reclusione.  Questi adolescenti sono chiusi in casa da dieci mesi dietro a un computer o magari attaccati a un cellulare, con una connessione che non funziona... E' fisiologico che alla fine da qualche parte sfoghino quello che non riescono a sfogare nella scuola. Che vuol dire vita sociale. Aspettare un autobus, avere pulsioni... Oggi dove le mettono? Non ci stiamo rendendo conto che con la chiusura delle classi non abbiamo tolto un problema, ne abbiamo creato uno più grosso". Bassetti parla di "insofferenza sociale". "Dobbiamo correre per tornare alla vita normale - insiste -. I 15enni non li tieni in casa. Non è possibile, questa è l'ipocrisia italiana. Ci porteremo dietro i danni per tanto tempo. Avremo 10 anni di problemi. Sarà il nostro Vietnam".