Piero

Degli Antoni

È andato a cercare il Pillon nell’uovo. Il senatore leghista, impavido difensore delle virtù cristiane, stavolta se l’è presa con l’unico (dopo la caduta della Nazionale) simbolo dell’Italia vincente: i Maneskin (scusate non so come si fa la a col cerchiolino sopra). L’accusa è di aver sfregiato i costumi nazionali, e non è una metafora: proprio i costumi, visto il nude look esibito dalla band al Mtv Music Awards di Budapest.

"Tra poco arriveremo al reggiseno da uomo", ha annotato con scandalo. In realtà il senatore ce l’aveva soprattutto con la polemica dichiarazione del gruppo contro la bocciatura del ddl Zan. "Se fossero veramente alternativi e ribelli si sarebbero presentati in smoking e avrebbero difeso la famiglia tradizionale". La band romana ha risposto con un facile gioco di parole: "Hai ragione Simo. La prossima volta completo e paPillon". Il senatore Pillon si trova così in scomoda compagnia: pochi giorni fa erano stati i Cugini di Campagna ad attaccare i Maneskin, accusandoli di aver copiato il loro look. Compagnia scomoda, dicevamo, perché è difficile dire quale delle due mise possa scandalizzare maggiormente Pillon: quello androgino dei giovani romani, o quello metallizzato degli anziani colleghi? Un populista direbbe che un senatore dovrebbe occuparsi d’altro. Un musicista che il rock ha sempre vissuto di provocazione. Un giornalista che, comunque vada, è una notizia.