Papa Paolo VI

Città del Vaticano, 11 luglio 2018 - Doveva essere un’enciclica, si sarebbe dovuta chiamare De nascendae prolis e, se fosse stata pubblicata in quel finire degli anni ’60, avrebbe segnato tutta un’altra storia nel rapporto fra contraccezione e morale cattolica. Il documento, venuto alla luce in questi giorni dagli Archivi della Santa Sede, non prevedeva nessun veto all’uso della pillola. Piuttosto lasciava alle coppie la possibilità di seguire la via di una "genitorialità responsabile" avvalendosi anche di metodi non naturali. La Chiesa si sarebbe risparmiata lo scisma silenzioso di quella marea di fedeli che in questi decenni, confortata dall’approccio liberal degli episcopati dell’Europa centrale, nel talamo nuziale ha preferito seguire la propria coscienza. Andando contro il divieto di utilizzare la pillola ribadito in forma solenne da Paolo VI nel 1968.

La storia racconta che è stato lui dapprima a sottrarre la questione della regolazione delle nascite al dibattito conciliare (1964), quindi ad accantonare le conclusioni possibiliste addotte dalla commissione di studio costituita dal predecessore Giovanni XXIII nel 1963, infine a pubblicare l’Humanae vitae. Oggi, a mezzo secolo di distanza dal varo di quella enciclica controversa, si scopre che Montini, dopo un primo parere favorevole, decise di non firmare la De nascendae prolis preparata dalla Congregazione della dottrina della fede. Il Pontefice ritenne "più rassicurante" seguire la posizione della Segreteria di Stato, finendo per "mantenersi in un assetto tradizionale", quello sancito dalla Casti connubii di Pio XI (1930).

A svelare retroscena e contenuti del documento vaticano mai entrato in vigore è monsignor Gilfredo Marengo nel suo libro La nascita di un’enciclica, in uscita domani per la Libreria editrice vaticana. Il docente del Pontificio istituto Giovanni Paolo II ha potuto ricostruire l’iter di preparazione dell’Humanae vitae, con qualche agevolazione sulla consueta tabella di marcia. Papa Francesco, che lo ha voluto coordinatore della commissione di studio su quello che resta il documento simbolo del pontificato montiniano, gli ha concesso, in via straordinaria, l’accesso ai fondi archivistici, facendo eccezione alla norma che prevede l’apertura degli Archivi della Santa Sede agli studiosi solo dopo settanta anni dal varo di un provvedimento.

"Molti erano convinti che mantenersi in sintonia con il Concilio – scrive Marengo riferendosi al Vaticano II – esigesse di introdurre radicali mutamenti" in tema di morale familiare. Una volta riconosciuto il valore in sé dell’esercizio responsabile della paternità, "non era ragionevole fare coincidere questo giudizio con l’obbligare le coppie al solo uso dei metodi naturali; la pillola inibitoria andava considerata un mezzo attraverso il quale il fine di evitare un nuovo concepimento veniva raggiunto rispettando le esigenze dell’amore coniugale e la dignità del coniuge". Il libro di Marengo, frutto di un lavoro di studio certosino, conferma e rafforza la tesi secondo cui Paolo VI visse con vero tormento l’iter di pubblicazione dell’Humanae vitae.

I documenti d’archivio ci consegnano un Montini che della De nascendae prolis aveva già fissata la data di promulgazione: l’Ascensione (23 maggio) del 1968. Marengo svela anche un piccolo sondaggio che il Papa condusse tra i padri del primo Sinodo dei vescovi, nel 1967, proprio sulla contraccezione. Risposero per iscritto in 26 su 200. I più si dissero favorevoli a una qualche apertura sulla pillola, solo sette i contrari. Tra i primi figuravano il cardinale Suenens (Bruxelles), fra i moderatori del Concilio, e il vescovo brasiliano Lorscheider. Dall’altra parte, il giovane vescovo Wojtyla (Cracovia) e il Papa mancato cardinale Siri (Genova). Sembrava inevitabile una svolta progressista, ma andò diversamente.

"Già di per sé l’Humanae vitae lascia intravedere il travaglio di Montini – spiega Giannino Piana, presidente emerito dei moralisti italiani –: nella seconda parte del documento bolla come 'intrinsecamente cattivi' i metodi non naturali, nella terza e ultima, la più pastorale, invita alla cautela i confessori davanti a coniugi che ricorrono alla pillola". Resta da chiedersi ora, a mezzo secolo di distanza, se la commissione voluta da Francesco possa portare a un aggiornamento del testo montiniano. "Difficile dirlo – risponde il teologo –. Nell’Amoris laetitia il Papa celebra i metodi naturali, ma allo stesso tempo non ribadisce la condanna dei contraccettivi artificiali".