Roma, 27 dicembre 2019 - Nel tardo pomeriggio di ieri è scattato l'arresto per Pietro Genovese, il 20enne figlio del regista Paolo Genovese, indagato per duplice omicidio stradale dopo l'incidente su Corso Francia, a Roma, in cui hanno perso la vita Camilla Romagnoli e Gaia Von Freymann, 16 anni. Il giovane, risultato positivo ai test tossicologici, è ai domiciliari.

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La posizione di Genovese è apparsa critica dal momento in cui le analisi hanno rivelato un tasso alcolico dell'1.4, tre volte superiore al consentito (0.5) e tracce di sostanze stupefacenti. In attesa degli esiti degli accertamenti, il pm Roberto Felici gli aveva concesso un nulla osta temporaneo per passare il Natale nella casa di famiglia in Umbria. Poi però gli è stata notificata la misura cautelare che dovrebbe scontare nella sua abitazione di Roma. 

Il Gip: "Genovese incline alla violazione delle regole"

Le motivazioni dell'arresto sono chiarite nell'ordinanza del Gip che fa riferimento ai precedenti dell'indagato. Si parla anche della patente ritirata in passato. "Pietro Genovese è solito condurre veicoli dopo aver assunto sostanze alcoliche se non anche stupefacenti e non rispettare le norme del codice della strada - scrive il giudice Bernadette Nicotra nel provvedimento -. Le precedenti contestazione e provvedimenti amministrativi non hanno avuto alcun effetto deterrente: il Genovese si è messo alla guida dell'autovettura nonostante avesse assunto bevande alcoliche e nonostante in passato gli fosse già stata ritirata la patente di guida per violazioni al codice della strada". 

Il comportamento di Genovese "dimostra noncuranza se non addirittura disprezzo verso i provvedimenti dell'autorità amministrativa e di pubblica sicurezza - si legge ancora nell'ordinanza di custodia - ed è sintomo di una personalità incline alla violazione delle regole. La personalità dell'indagato lascia ragionevolmente presumere che il medesimo non si scoraggi dall'usare comunque l'automobile per il solo fatto dell'avere avuto ritirata la patente di guida. Sicché allo stato, al fine di neutralizzare il pericolo concreto ed attuale di reiterazione di condotte, appare necessario limitare la libertà di movimento del Genovese, il quale sebbene incensurato di giovane età, ben potrebbe, ponendosi alla guida di altre autovetture, magari di amici e conoscenti anche senza la patente, porre in essere condotte gravemente colposa in violazione delle norme da circolazione stradale compromettendo così la propria e l'altrui incolumità". 

Le tracce di droghe trovate nel sangue non dimostrano che Pietro Genovese la notte tra sabato e domenica fosse alla guida sotto effetto di quelle sostanze. È il ragionamento fatto dal gip di Roma per escludere nei confronti del 20enne l'aggravante dell'alterazione psicofisica dovuta all'uso di sostanze stupefacenti. Per Nicotra "le sostanze stupefacenti riscontrate, sebbene presenti, ben potevano essere state assunte dal Genovese in epoca precedente".

"Oltre i limiti di velocità: imprudenza e imperizia"

La sera dello schianto, costato la vita alle due minorenni, il figlio del celebre regista al volante del suo Suv guidava con "imprudenza e imperizia" e "teneva una velocità superiore al limite consentito di 50 Km/h". Prosegue il gip della Capitale, nell'ordinanza di custodia cautelare di 9 pagine. Il 20enne, inoltre, conduceva il mezzo senza tenere conto delle "condizioni della strada e del traffico (ora notturna, prossimità dell'intersezione con via Flaminia - scarsamente illuminata - forte pioggia intermittente, intenso traffico pedonale e veicolare) così da non poter arrestare tempestivamente il veicolo a fronte di un ostacolo prevedibile".

Gaia e Camilla: "Condotta incautamente spericolata"

Gaia e Camilla hanno attraversato la strada col semaforo rosso, tenendo una "condotta vietata, incautamente spericolata, così concorrendo alla causazione del sinistro mortale". A scriverlo è ancora il gip Nicotra nell'ordinanza di custodia cautelare con la quale ha disposto gli arresti domiciliari per Pietro Genovese. "Nella ricostruzione di un incidente stradale, nella sua dinamica e nella sua eziologia, il giudice di merito deve necessariamente tenere conto delle condotte dei singoli utenti della strada coinvolti - si legge nell'ordinanza - per accertarne le responsabilità, determinare l'efficienza causale di ciascuna eventuale colpa concorrente". "Alla luce di quanto accertato in questa prima fase - scrive ancora il giudice - le due ragazze, in ora notturna, in zona scarsamente illuminata e con pioggia in atto" stavano "attraversando la carreggiata, scavalcando il guard rail, nel momento in cui il semaforo era fermo sulla luce rossa per i pedoni".

L'autopsia e le indagini

Le autopsie sui corpi delle due ragazze investite nella notte tra sabato e domenica avevano accertato l'assenza di di segni di trascinamento, circostanza che escluderebbe l'ipotesi che le vittime siano state colpite da altre auto. Gaia e Camilla sono morte sul colpo, nell'impatto con il suv di Genovese. 

Ma le indagini non si chiudono qui. Nuove informazioni sono attese dall'analisi del cellulare dell'indagato: si dovrà stabilire anche se Genovese lo stesse usando per chattare o parlare con qualcuno. Tutti i dati verranno poi  incrociati con il racconto dei testimoni, attualmente in fase di verifica. I resoconti dei presenti convergono su un fatto: Gaia e Camilla avrebbero attraversato Corso Francia, una delle arterie più pericolose di Roma, a semaforo rosso per i pedoni. Non è escluso che stessero tentando di scavalcare il guardrail che divide le carreggiate. 

I funerali delle ragazze investite in Corso Francia

Oggi, 27 dicembre alle 10.30, nella parrocchia del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore si celebreranno i funerali di Camilla e Gaia. Nella giornata di ieri parenti e amici si sono riuniti nella stessa chiesa, in via Flaminia Vecchia, per una preghiera in loro ricordo.