Andrea Bonzi Un italiano su tre (il 31%) prende a prestito una somma che arriva a un quarto del proprio stipendio mensile. Per uno su sei (il 17%), spiega una ricerca, il finanziamento richiesto può arrivare alla metà della propria busta paga. Percentuali superiori alla media europea, che...

Andrea

Bonzi

Un italiano su tre (il 31%) prende a prestito una somma che arriva a un quarto del proprio stipendio mensile. Per uno su sei (il 17%), spiega una ricerca, il finanziamento richiesto può arrivare alla metà della propria busta paga. Percentuali superiori alla media europea, che raggiungono cifre preoccupanti se si guardano solo le risposte dei giovani. Il 40% dei ragazzi under 21 non tiene conto di quanti debiti ha contratto ed è parimenti inconsapevole il 35% degli italiani tra 22 e 37 anni (la media europea è ferma al 24%, per dire). Numeri che sono in costante crescita, forse anche per le difficoltà e l’isolamento causati da quasi due anni di pandemia. Fare i conti in tasca al singolo non ha senso: le priorità – parliamo, a scanso di equivoci, di beni non di prima necessità – sono personali ed è giusto soddisfarle. La sensazione di poter rimborsare quanto ottenuto in prestito, poi, può essere anche un segno di fiducia nella ripresa in atto.

Ma un dubbio è legittimo: in una società dove il Black Friday – di fatto – dura 365 giorni l’anno, dove tutte le pubblicità che si aprono ad ogni click su internet sbandierano mirabolanti offerte, dove non si può fare a meno dell’"ultimo modello" di telefono, tv, auto e quant’altro, forse prendere coscienza dei propri limiti non sarebbe male.

Vi ricordate gli acquisti fatti con i primi stipendi ricevuti? Vi ricordate la soddisfazione? Ecco: evitare il passo più lungo della gamba finisce per dare valore agli acquisti stessi.