di Antonio Troise Ha resistito fino all’ultimo per stringere le maglie del Superbonus 110%, renderlo meno permeabile alle truffe e ai prezzi gonfiati. Ma ha dovuto cedere alle pressioni dei partiti, Cinquestelle in testa. Così, nella conferenza stampa di fine anno, Mario Draghi, si toglie qualche sassolino correndo anche il rischio di aprire un nuovo fronte con i grillini e a ridosso del voto di fiducia sul maxi-emendamento alla Finanziaria previsto per oggi a Palazzo Madama. Il premier non ha digerito l’estensione del Superbonus del 110% a tutte le tipologie di immobili, comprese quelle “villette“ unifamiliari per le quali aveva fissato una soglia Isee di 25mila...

di Antonio Troise

Ha resistito fino all’ultimo per stringere le maglie del Superbonus 110%, renderlo meno permeabile alle truffe e ai prezzi gonfiati. Ma ha dovuto cedere alle pressioni dei partiti, Cinquestelle in testa. Così, nella conferenza stampa di fine anno, Mario Draghi, si toglie qualche sassolino correndo anche il rischio di aprire un nuovo fronte con i grillini e a ridosso del voto di fiducia sul maxi-emendamento alla Finanziaria previsto per oggi a Palazzo Madama.

Il premier non ha digerito l’estensione del Superbonus del 110% a tutte le tipologie di immobili, comprese quelle “villette“ unifamiliari per le quali aveva fissato una soglia Isee di 25mila euro. Un modo per rendere meno "regressiva" l’imposta e non favorire i ceti più abbienti.

"È vero che l’incentivo ha dato un contributo alla ripresa dell’economia – scandisce Draghi, con il suo stile asciutto e tagliente –. Ma ha creato anche una serie di distorsioni che avremmo potuto evitare". Invece, continua il presidente del Consiglio davanti alla platea dei giornalisti, "il Parlamento ha utilizzato i fondi a disposizione per le correzioni alla manovra per estenderlo oltre il perimetro previsto dalla manovra. Fondi che avrebbero potuto essere impiegati anche in altri direzioni".

Il problema, infatti, non è nei principi dell’incentivo, condivisibili. Ma nell’eccessiva generosità del bonus, pari al 110% della spesa, un elemento che ha creato una serie di distorsioni. A cominciare "dall’aumento straordinario dei prezzi per fare le ristrutturazione. Il risultato – aggiunge Draghi – è che oggi un’unità di efficientamento energetico costa più di prima". È vero che questo ha una ricaduta relativa sui condomini, dal momento che la spesa è integralmente coperta dallo Stato. "La logica del 110% non rende più importante la contrattazione dei prezzi", spiega l’ex numero uno della Bce.

L’altro elemento critico è quello delle frodi. "L’Agenzia delle Entrate mi ha segnalato che ha bloccato 4 miliardi di crediti dati come cedibili", rivela Draghi. Mentre da tempo la Guardia di Finanza ha fatto scattare l’allarme sul rischio riciclaggio legato al sistema dei crediti cedibili. Quanto basta, insomma, per spingere l’esecutivo ad una stretta. Che però, al Senato, è stata fortemente ridimensionata, prima con l’estensione dell’incentivo alle villette (anche se bisognerà aver completato il 30% dei lavori entro giugno) e poi con l’esenzione per i lavori sotto i diecimila euro delle nuove norme anti-frodi. Il problema non riguarda solo il Superbonus. Ieri, l’Agenzia delle Entrate, con una nota ha rettificato in parte le cifre date da Draghi, spiegando che i 4 miliardi di crediti bloccati si riferivano a tutti i bonus per l’edilizia.

Un chiarimento subito ripreso dal senatore Mario Turco, ex sottosegretario a Palazzo Chigi nel Conte 2 e vicepresidente dei Cinquestelle: "Non sarà certo la presenza di alcune frodi nel Superbonus a minare la validità e l’impatto della misura, valorizzata dalla stessa Commissione europea e sostenuta dalle associazioni di categoria". Più cauto, invece, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando: "Si tratta sicuramente di uno strumento positivo per il rilancio dell’economia che però ha come corollario il rischio di un aumento degli incidenti. Bisognerebbe prevedere che l’accesso ai benefici non sia applicabile per i lavori edili effettuati da aziende che applicano contratti pirati".