Mario Rusconi, 70 anni, presidente dell’Associazione nazionale presidi sezione Lazio, nonché primo dirigente scolastico del Liceo Scientifico Pio IX all’Aventino, in questi giorni vive in chat, subissato dalle perplessità e dalle proteste dei 500 dirigenti della più grande circoscrizione scolastica italiana. Più l’incredulità o più la rabbia? "Tutta la categoria vive le linee-guida anticipate in questi giorni come l’annuncio di problematiche gigantesche, davvero difficili da affrontare con preavviso minimo. Un evidente scaricabarile che dal...

Mario Rusconi, 70 anni, presidente dell’Associazione nazionale presidi sezione Lazio, nonché primo dirigente scolastico del Liceo Scientifico Pio IX all’Aventino, in questi giorni vive in chat, subissato dalle perplessità e dalle proteste dei 500 dirigenti della più grande circoscrizione scolastica italiana.

Più l’incredulità o più la rabbia?
"Tutta la categoria vive le linee-guida anticipate in questi giorni come l’annuncio di problematiche gigantesche, davvero difficili da affrontare con preavviso minimo. Un evidente scaricabarile che dal ministero piomba sulle scuole".

Il primo problema?
"Gli spazi non si inventano. In provincia di Roma ci sono 245 istituti superiori e almeno 50 non hanno mezzo metro quadrato in più da destinare ad aule. Considerando che ogni liceo o istituto tecnico ha mille ragazzi, l’impatto è devastante: significa che solo a Roma e provincia 50mila studenti superiori non sanno ancora dove far lezione".

Tra l’altro non tutti gli istituti – inclusi quelli più grandi – si prestano a riconversioni di spazi e funzioni.
"Noi presidi non sappiamo più cosa inventarci. Il mio collega delle elementari lasalliane, sempre alla Pio IX, ha deciso di trasformare la cappella in aula, ricavando una cappelletta più piccola in un altro punto dell’istituto: “Vedrai che una di queste mattine ti telefona Papa Francesco“, gli ho detto scherzando. Insoma, noi presidi ce la stiamo mettendo tutta, ma queste linee guida appaiono totalmente disconnesse dalla realtà. Dare ordini è facile, risolvere i problemi è un’altra storia".

Le lezioni di 40’ sono un pericolo?
"Veda lei. Un docente di norma ha 18 ore di lezione. Se l’ora è di 40’, le lezioni diventano 27. Però, dovendo dividere la classe per ragioni di distanziamento, di lezioni ne servirebbero 36. E la strozzatura non finisce qui".

Continui.
"Se la classe si divide in due e il prof fa lezione nella prima aula, chi controlla gli studenti della seconda, visto che il personale docente manca?"

Ci illumini.
"La risposta non c’è e a chi, fantasiosamente, suggerisce di appaltare la sorveglianza ai bidelli ricordo che i bidelli non sono insegnanti: quando va bene sono uno per piano (più o meno dieci classi) ed è impensabile che possano vigilare su intere scolaresche specie ora che i protocolli di sanificazione multipla e continua li impegneranno come mai prima. Non solo: molti bidelli sono tutelati alla legge 104 e il superlavoro di igiene che dovranno svolgere sarà probabilmente troppo pesante per molti di loro".

Altre trappole?
"Ogni anno, per legge, da dieci terze superiori se ne devono ricavare otto. Una previsione basata statisticamente sui dati di abbandoni e bocciature. Ma quest’anno nessuno è stato bocciato e così avremo terze classi con 30 studenti. Tanto per facilitare il distanziamento".