Alessandro Farruggia Lo Stato non può regolare tutto. E non deve. Ma laddove finisce lo spazio delle norme giuridiche – tipicamente dove inizia la sfera privata – non c’è un’area nella quale tutto è moralmente consentito. Inizia lo spazio della responsabilità personale. Ed è a quello, alla...

Alessandro

Farruggia

Lo Stato non può regolare tutto. E non deve. Ma laddove finisce lo spazio delle norme giuridiche – tipicamente dove inizia la sfera privata – non c’è un’area nella quale tutto è moralmente consentito. Inizia lo spazio della responsabilità personale. Ed è a quello, alla responsabilità personale, che si appellano i Dpcm anticovid. "Fin qui – disse Conte commentando l’ennesimo Dpcm – abbiamo gestito l’epidemia con rigore e senso di responsabilità, se dismettiamo questo senso di responsabilità, questa disponibilità al sacrificio, andremo in difficoltà".

Il distanziamento sociale è efficace soprattutto se è condiviso, partecipato. Il liberi tutti, il dismpegno, in una epidemia è letale. Lo abbiamo visto bene in estate. Vorremmo non vederlo a febbraio, se ci concedessimo feste natalizie vissute con leggerezza. Lo Stato non può (e non deve) entrare nelle case per controllare quante persone invitiamo a cena. Ma noi possiamo ascoltare dei consigli ragionevoli che ci ricordano una scomoda verità: no, non è ancora finita. L’appiattimento della curva della pandemia dipende dalla misure di legge, dalle norme di prevenzione e dall’efficacia del sistema sanitario e sarà garantito dall’arrivo dei vaccini. Ma dipende anche da noi. Certe raccomandazioni non hanno effetti giuridici, ma possono salvarci la vita e quella dei nostri cari. Non è poco. Essere responsabili o meno, dipende da noi. Una raccomadazione può meritare di essere ascoltata perché è semplicemente giusta. E anche senza multe, resta tale.