Roma, 14 maggio 2021 - Allungare i tempi del richiamo del vaccino anti-Covid di Pfizer/BioNTech fino a 11-12 settimane, come già sperimentato dal Regno Unito fin dall'inizio della sua campagna vaccinale sprint, produce una risposta anticorpale molto più forte di quella garantita con il rispetto delle tre settimane raccomandate dall'azienda.  È questo quanto risulta da uno studio inglese, condotto dall’Università di Birmingham, ma non ancora pubblicato ufficialmente. Dopo che in Italia si è discusso su quando procedere con la seconda dose, con alcune regioni che hanno annunciato di voler ritardare il richiamo, e la sede italiana dell’azienda tedesca che ha consigliato di attenersi a quanto deciso dopo le sperimentazioni, potrebbe esserci una nuova svolta per il siero tedesco.

Una precedente ricerca, condotta dall'Università di Oxford a febbraio, aveva già certificato un generale raddoppio degli anticorpi con il rinvio dei richiami vaccinali, ma quella pubblicata ora dall'ateneo di Birmingham è la prima a basarsi sulla diretta comparazione di casi reali tra chi ha ricevuto la seconda dose dopo l'intervallo standard e chi dopo l'intervallo prolungato.

Vediamo nel dettaglio come è stato condotto lo studio e quali sono i risultati

Il metodo dello studio

Lo studio è stato condotto su 175 pazienti inglesi over 80 che sono stati vaccinati nei mesi scorsi. Di questi 99 hanno ricevuto la seconda dose dopo tre settimane, mentre 73 hanno aspettato 12 settimane. Gli scienziati hanno poi analizzato campioni di sangue dopo il primo vaccino e di nuovo due o tre settimane dopo il richiamo. Dopo la seconda dose, tutti i pazienti avevano difese contro la proteina Spike del virus, ma nelle persone che avevano ritardato il richiamo il livello degli anticorpi rilevato era tre volte e mezza più elevato rispetto a chi ha ricevuto la seconda dose dopo tre settimane. La ricerca ha quindi mostrato "come il picco di anticorpi risulti fortemente incrementato nelle persone anziane in caso di rinvio del richiamo a 11-12 settimane", ha detto al Guardian, Helen Perry, una delle responsabili dello studio.  

Le conseguenze 

Lo studio sembra quindi dare ragione alla scelta delle autorità sanitarie londinesi di ritardare la seconda dose, per somministrare la prima dose mettendo al riparo da forme gravi del virus più persone possibili, soprattutto tra gli anziani. E la campagna vaccinale in Gran Bretagna, dove sono state già somministrate 36 milioni di prime dosi e 19 milioni di richiamo (circa metà dei quali Pfizer), ha funzionato, con il numero dei decessi legati al Coronavirus che è crollato del 96% tra gli over 50, rispetto al picco di gennaio causato dalla variante inglese. La dottoressa Helen Parry, ricercatrice dell’Università di Birmingham che ha lavorato alla ricerca condotta dal professor Paul Moss, ha scritto su Twitter: "Spero che questo lavoro insieme all'efficacia e all'accelerazione della popolazione raggiunta nel Regno Unito aiuti le strategie vaccinali globali". Va comunque detto che chi riceve le due dosi previste del siero Pfizer, può stare tranquillo sulla sua protezione contro il virus, indipendentemente dai tempi della somministrazione, ma la risposta immunitaria data dal ritardare la seconda dose potrebbe prolungare la protezione. Ma non bisogna tralasciare il fatto che le agenzie di regolazione del farmaco abbiano approvato il vaccino Pfizer basandosi sui test clinici in cui l’intervallo non superava le quattro settimane.