di Nino Femiani Non ce l’ha fatta, Cosimo Damiano Bologna. Due settimane di lotta e agonia, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale "Bonomo" di Andria. Poi la fine, improvvisa e dolorosa, di un piccolo "eroe civile", ucciso per aver difeso un’amica dalle molestie e dalle insistenze violente di un cinquantottenne. Pestato a sangue dallo stalker, Domenico Bellafede, arrestato e ora accusato di omicidio preterintenzionale. Cosimo Damiano aveva solo 50 anni: due settimane fa, nella notte tra il 13 e...

di Nino Femiani

Non ce l’ha fatta, Cosimo Damiano Bologna. Due settimane di lotta e agonia, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale "Bonomo" di Andria. Poi la fine, improvvisa e dolorosa, di un piccolo "eroe civile", ucciso per aver difeso un’amica dalle molestie e dalle insistenze violente di un cinquantottenne. Pestato a sangue dallo stalker, Domenico Bellafede, arrestato e ora accusato di omicidio preterintenzionale. Cosimo Damiano aveva solo 50 anni: due settimane fa, nella notte tra il 13 e il 14 novembre, venne aggredito in maniera brutale e colpito con una mazza da Bellafede.

La sua "colpa": essere intervenuto in difesa dell’amica perseguitata che si trovava in sua compagnia davanti a un bar in piazza Terme, nel centro di Canosa di Puglia, nella provincia di Barletta-Andria-Trani. Le indagini hanno permesso di stabilire che la vittima, assieme alla donna, avrebbe casualmente incontrato lo stalker, davanti a un bar in un fine settimana pieno di gente che scolava gli ultimi drink della notte. Questo, secondo gli inquirenti, avrebbe scatenato la rabbia dell’aggressore che, dopo le minacce, era passato ai fatti, colpendo più volte Cosimo Damiano con una mazza e una gomitata in pieno volto facendolo cadere e battere violentemente la testa sull’asfalto. Subito dopo l’aggressore si era allontanato su una jeep bianca. Da qui sono partite le indagini, coordinate dalla procura di Trani, ma "rese difficoltose dalla generale riottosità alla collaborazione e dall’impossibilità di ascoltare la versione della vittima".

In altre parole, nessuno volle testimoniare nonostante la presenza di molte persone in quel momento, in uno dei luoghi della movida canosina più affollati. Bellafede, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, poi si era presentato ai carabinieri due giorni dopo e posto agli arresti domiciliari (dove si trova tuttora). Ora la sua posizione si è notevolmente aggravata: non è più accusato di lesioni gravi, ma di omicidio. "L’esempio di coraggio di chi è intervenuto in difesa di una donna si è trasformato in tragedia e purtroppo Canosa piange una vita spezzata da un gesto di brutale violenza che si fa fatica a comprendere", ha affermato il sindaco, Roberto Morra. "È necessario che Canosa si fermi a riflettere. – ha aggiunto il sindaco - Ho disposto la proclamazione del lutto cittadino affinché tutta la città si unisca idealmente al dolore dei suoi familiari". Quindici giorni prima, nella vicina Bisceglie un ventiquattrenne Claudio Lasala venne ucciso da due balordi solo per aver negato loro un cocktail.