Il marito le molla uno schiaffone e un pugno, lei finisce al pronto soccorso e riporta lesioni giudicate guaribili in otto giorni, ma il processo non s’ha da fare: il fatto è "modesto", l’autore dell’aggressione è incensurato. Insomma meglio archiviare, ha decretato il gip dando ragione alla procura. È finita nel cestino la denuncia di una 43enne nordafricana di casa in provincia di Brescia che lo scorso gennaio aveva denunciato il...

Il marito le molla uno schiaffone e un pugno, lei finisce al pronto soccorso e riporta lesioni giudicate guaribili in otto giorni, ma il processo non s’ha da fare: il fatto è "modesto", l’autore dell’aggressione è incensurato. Insomma meglio archiviare, ha decretato il gip dando ragione alla procura. È finita nel cestino la denuncia di una 43enne nordafricana di casa in provincia di Brescia che lo scorso gennaio aveva denunciato il consorte, un bresciano con tre anni più di lei, dal quale poi si è separata.

La donna un anno fa si era recata al commissariato di polizia di Desenzano del Garda perché sosteneva di essere stata picchiata, e a suo dire non era nemmeno la prima volta, giacché in passato era pure stata presa a mestolate. L’aggressione aveva avuto luogo una sera in macchina mentre la coppia rincasava dopo una serata con gli amici. L’uomo, stando al racconto della parte offesa, durante un litigio aveva fermato improvvisamente l’auto e le aveva sferrato un manrovescio, e a seguire un pugno in faccia. Il tutto alla presenza dei bambini della coppia, che sedevano dietro. Il giorno seguente la malcapitata si era poi fatta medicare all’ospedale desenzanese, da cui ne era uscita con un referto del pronto soccorso e otto giorni di prognosi. Avviata l’indagine dopo la denuncia, la magistratura dopo mesi aveva tuttavia ravvisato non vi fossero gli estremi per procedere, e aveva chiesto l’archiviazione. La donna ovviamente si era opposta, e aveva chiesto al gip di disporre nuove indagini. E il gip lo scorso 24 dicembre ha deciso, dando ragione alla procura e archiviando il caso. "Gli episodi evocati dalla persona offesa con le sue dichiarazioni non sono gravi – ha scritto il giudice perle indagini preliminari –. Agganciati a un supporto probatorio di dubbia consistenza non potrebbero determinare un giudizio di abitualità illecita". E ancora: "Anche adottando la lettura della vicenda più sfavorevole all’indagato, si manifesta un’aggressione al bene della vita oggetto di tutela in definitiva modesta". Insomma non è stata creduta. E anche qualora lo fosse stata, non è stato nulla di grave. Il 46enne bresciano, dunque, non dovrà fare i conti con la giustizia.

red. br.