Mazara del Vallo, 20 dicembre 2020 - Sono arrivati nel porto nuovo di Mazzara del Vallo i due pescherecci con a bordo i 18 pescatori sequestrati in Libia e rilasciati lo scorso giovedì dopo 108 giorni di prigionia. Annunciati dalla sirena di una motovedetta, i due pescherecci Medinea e Antartide sono entrati nel boccaporto poco prima delle 10.15. Le due imbarcazioni sono state scortate per tutto il viaggio di rientro, circa 500 miglia per 57 ore totali di traversata, da nave Margottini della Marina Militare che, ieri sera nel corso della navigazione, ha fatto arrivare un pasto a base di pizza.

Dopo essere risultati negativi al primo test rapido anti-Covid, i pescatori hanno lasciato il porto, diretti a casa, su auto private, accompagnati dai parenti. Nelle rispettiva abitazioni attenderanno l'esito del tampone molecolare che arriverà nel pomeriggio. Le auto sono uscite alla spicciolata dall'area portuale. Lunghi abbracci tra madri, mogli, figli, fratelli e sorelle, che hanno accolto i marittimi. E non sono mancate la lacrime. Presenti sulla banchina anche il prefetto di Trapani Tommaso Ricciardi, il vescovo di Mazara Domenico Mogavero e il sindaco Salvatore Quinci.

Diciotto colombe bianche sono state liberate al porto, come simbolo della giornata di festa. Gli uccelli sono stati portati dentro una cesta con un nastro tricolore e alle 10.50 hanno spiccato il volo.

"In Libia trattati malissimo"

"Siamo stati trattati malissimo, ci facevano dormire a terra. Cibo scadente. E' stato terribile" così ha detto Onofrio Giacalone, uno dei pescatori.

"Hanno sparato per aria, ci siamo spaventati a morte. Pensavamo di morire. Abbiamo avuto tanta paura. Non sapevamo nulla di ciò che accadeva in Italia,  ci tenevano all'oscuro di tutto".

Interrogati dai Ros

ono cominciati nella caserma dei carabinieri a Mazara del Vallo gli interrogatori dei marinai dei pescherecci Antartide e Medinea. La procura di Roma aveva aperto un fascicolo d'indagine dopo il sequestro dei 18 componenti gli equipaggi in Libia. I pescatori sono interrogati da militari del Ros su delega della procura. Attualmente sono quattro le persone interrogate. Gli interrogatori proseguiranno anche domani. 

La storia

Era il primo settembre, oltre cento giorni fa. Per 108 lunghi giorni diciotto pescatori - otto tunisini, sei italiani, due indonesiani e due senegalesi - sono stati trattenuti in Libia. Erano a bordo di due pescherecci di Mazara del Vallo, Antartide" e Medinea, sequestrati dalle motovedette libiche. L'accusa avanzata dalle autorità di quel Paese, è di avere violato le acque territoriali, pescando all'interno di quella che ritengono essere un'area di loro pertinenza.

Nei giorni seguenti al sequestro le milizie di Haftar hanno contestato, in modo infondato, anche il traffico di droga. Inoltre nel corso delle trattative sarebbe stata avanzata la richiesta di uno 'scambio di prigionieri', chiedendo l'estradizione di quattro calciatori libici condannati in Italia come scafisti di una traversata in cui morirono 49 migranti.

I familiari dei pescatori hanno protestato più volte a Mazara, in piazza, davanti alla casa del ministro alla Giustizia, a Montecitorio, incatenandosi, chiedendo anche l'intervento dei corpi speciali, e si riteneva possibile una soluzione proprio a ridosso del Natale. Il 16 dicembre il ministro per agli Affari esteri, Luigi Di Maio, assicurava che il governo italiano ce la sta "mettendo tutta" per riportare a casa i pescatori di Mazara imprigionati dalle autorità libiche. Fino alla svolta di giovedì17 dicembre: un volo 'liberatorio' - a bordo anche il premier Giuseppe Conte - con destinazione Bengasi.