di Erika Pontini "Lockdown in Umbria e nelle regioni limitrofe in particolare dove si è già rilevata la presenza delle varianti inglese e brasiliana per evitare che si diffondano. E sarebbe indicato anche nel resto del Paese. Occorre chiudere prima che sia troppo tardi". Il professor Fabrizio Stracci, direttore del Dipartimento di igiene e prevenzione dell’Università di Perugia e membro del Comitato tecnico scientifico della Regione lo ripete da giorni. Da quando si è registrato un balzo anomalo dei contagi sopratutto tra i giovani, sono scoppiati i cluster dentro l’ospedale di Perugia, si è scoperta la presenza delle mutazioni del virus che ha fatto scattare l’allerta per una terza ondata che rischia di trasformare il Perugino, ora tutto...

di Erika Pontini

"Lockdown in Umbria e nelle regioni limitrofe in particolare dove si è già rilevata la presenza delle varianti inglese e brasiliana per evitare che si diffondano. E sarebbe indicato anche nel resto del Paese. Occorre chiudere prima che sia troppo tardi".

Il professor Fabrizio Stracci, direttore del Dipartimento di igiene e prevenzione dell’Università di Perugia e membro del Comitato tecnico scientifico della Regione lo ripete da giorni. Da quando si è registrato un balzo anomalo dei contagi sopratutto tra i giovani, sono scoppiati i cluster dentro l’ospedale di Perugia, si è scoperta la presenza delle mutazioni del virus che ha fatto scattare l’allerta per una terza ondata che rischia di trasformare il Perugino, ora tutto in zona rossa ’rafforzata’, nella Bergamo di inizio pandemia. Tanto che nelle Marche si pensa di blindare le pronvince che confinano con l’Umbria. Il timore, infatti, è che dall’Umbria si allarghi il contagio nel Centro Italia con le varianti più pericolose.

Proprio Stracci, insieme ad altri cinque professori universitari ha lanciato un allarme in una lettera inserita al verbale del Cts della Regione. Nel documento sostengono che è "indispensabile l’adozione immediata di provvedimenti drastici".

Perché chiudere?

"In Umbria c’è una situazione particolarmente grave: l’aumento dei contagi, il carico sulle strutture sanitarie e la circolazioni delle mutazioni del virus caratterizzate da un elevato indice di trasmissione e con la possibilità di reinfezione come già accaduto a Manaus".

Quindi cosa serve?

"Occorre un lockdown reale come quello della prima ondata: è lo strumento che chiude più canali di diffusione del virus e ci consentirebbe di gestire la campagna di vaccinazione e un adeguato contact tracing".

Così si abbassa prima la curva del contagio?

"Il lockdown stretto, anche in base a quanto osservato in Umbria nella prima fase, è lo strumento che riduce più rapidamente la curva e funziona meglio proprio laddove non ci sono molti casi. Tanto è vero che qui, a marzo ha funzionato. È meglio introdurre un periodo di blocco centrato per poi ritrovarsi più liberi dal virus e dalle sue conseguenze, che vivere limitazioni frammentate".

E intanto vaccinare?

"Il più possibile e mettere in sicurezza la popolazione, come stanno facendo altri Paesi. Solo così, quando saranno rilasciate le misure di contenimento, ci sarà una percentuale maggiore di popolazione immunizzata. Anche perché i vaccini in uso potrebbero risultare meno efficaci per alcune varianti tra quelle in circolazione ma su questo non ci sono evidenze definitive".

Quale percentuale di popolazione occorre vaccinare?

"Dobbiamo iniziare a prendere in considerazione una copertura di massa. Le varianti hanno un Rt (velocità di trasmissione) alto e richiedono una copertura vaccinale maggiore, ma mentre ci vacciniamo pian piano il carico sul servizio sanitario diventa molto pesante. Quando facevamo le stime dell’R con 0 dovevano essere il 67-70%. Adesso, con le varianti oltre l’80 per cento della popolazione. E solo prendendo in considerazione l’indice di trasmissione dell’Inglese, che è una volta e mezzo il Covid noto".

Che significa?

"Ogni due infetti del ’vecchio’ virus adesso ne ho tre".

Quanto circolano le varianti?

"Lo sapremo con il risultato del campione di prevalenza. Da lì avremo un’idea di quanto circolano l’Inglese e la Brasiliana ed elaboreremo un modello tentando di stimare l’R0 e la velocità: cioè quanto ci ha messo e da quanto c’era".

Quando vi siete accorti di un allarme-Umbria?

"Metà gennaio: c’era un incidenza alta a Magione, iniziavano i cluster in Rsa e in ospedale e schizzò l’incidenza tra i giovani nonostante le scuole fossero chiuse o semi-chiuse. L’Inglese colpisce in particolare i ragazzi".