Giampaolo

Pioli

La critica asfissiante di Joe Biden, sui diritti umani, la democrazia, da ultimo sulla poca trasparenza dei dati forniti dai cinesi sull’origine del Covid-19, ha sostituito le urla di Donald Trump nella guerra dei dazi.

Le dichiarazioni a difesa di Taiwan, i comunicati contro Hong Kong e sugli Uiguri, l’accusa a Pechino per non voler partecipare alla fase 2 dell’investigazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sembrano andare davvero sotto la pelle del governo cinese come una forza urticante.

Biden guarda a Pechino e al futuro in un clima di forte concorrenza ma "con pari rispetto". Trump aveva puntato invece tutto sulla sfida frontale sostenendo, senza provarlo, che il virus era fuoriuscito da un laboratorio di Wuhan destinato alla creazione un’arma batteriologica.

Biden non ha la verità in tasca ma lo dice. I servizi d’intelligence Usa ammettono di non sapere se la trasmissione è stato un "fattore naturale" di passaggio dall’animale all’uomo o un "incidente di laboratorio".

Gli 007 Usa hanno scoperto i tre scienziati di Wuhan ricoverati in ospedale a novembre del 2019 un mese prima della comunicazione del primo contagio accertato. Il loro sangue potrebbe parlare. Biden ha dato 90 giorni di tempo ad una commissione di specialisti per tornare ad indagare. Vuole che a rispondere con sicurezza sull’origine della pandemia sia la scienza e non la Cia.