30 giu 2015

Milioni di bambini vittime della violenza e della guerra nel mondo

Non si ferma la strage degli innocenti. Riprendono i reclutamenti di adolescenti mandati come combattenti nei conflitti di natura etnica, economica e religiosa. Gli specialisti della Società Italiana di Pediatria chiedono una presa di posizione della comunità internazionale a difesa dell'infanzia

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epa04762276 Burundian protesters jump over a burning barricade during an anti-government demonstration in the capital Bujumbura, Burundi, 22 May 2015. Burundians continued their daily protests against the President Pierre Nkurunziza's bid for a third term thoroughout the capital, defying the government crackdown. At least two protesters had been killed a day earlier, according to the Red Cross. More than 105,000 Burndians have fled the country to seek refuge in neighbouring countries such as Rwanda, DR Congo, and Tanzania, says the United Nations refugee agency. EPA/DAI KUROKAWA

Roma, 30 giugno 2015 - Milioni di bambini e adolescenti sono coinvolti in maniera drammatica nei conflitti che stanno destabilizzando il mondo. Una piaga che Papa Francesco considera alla stregua di una guerra mondiale. Focolai di cieca violenza sono riportati in Afghanistan, Mali, Repubblica del Congo, Nigeria, Somalia, Sudan, Yemen, Repubblica Centro africana, Sud Sudan, Ucraina, Siria, Palestina. Ne hanno discusso gli specialisti della Società Italiana di Pediatria (SIP) sulla base dei dati forniti da ONU e UNICEF e hanno deciso di prendere posizione in quanto paladini dei diritti dell'infanzia. I conflitti appaiono inestricabili, essendo legati all'affermazione delle identità dei popoli, ma più spesso dipendono da questioni religiose, politiche, di frontiera, economiche e interetniche.

La guerra coinvolge vittime innocenti, civili indifesi, comunità che vivevano in pace. Negli ultimi tre decenni tali conflitti hanno fatto sì che la metà della vittime siano stati bambini o adolescenti, mentre sono da 5 a 6 milioni i disabili gravi e oltre due milioni gli orfani e i piccoli strappati dalle mani dei genitori. I rapporti delle autorità internazionali e delle notizie di cronaca mettono in risalto l'efferatezza dei metodi utilizzati dai belligeranti.

L'attacco all'infanzia non può passare come inevitabile danno collaterale, ma si configura come una strategia pianificata in una logica militare volta a colpire il nemico nel suo punto più vulnerabile e cruciale, i figli. Qualche sciagurato, si domanda polemicamente il presidente della Società Italiana di Pediatria, Giovanni Corsello, vuole interrompere il filo che lega tra di loro le generazioni per eliminare quelle popolazioni di futuri adulti, già considerati nemici? Come vanno interpretati, se non in questa logica perversa, i reclutamenti forzosi degli adolescenti per la guerra (si parla di almeno 300 mila soggetti sotto i 18 anni), i sequestri di fanciulle per stupri di massa e messa in schiavitù, gli assalti alle scuole, le intimidazioni o uccisioni degli insegnanti?

Il fenomeno della violenza ai danni dei minori ha perciò assunto i connotati di una strage degli innocenti, che interpella la responsabilità di chi può e deve operare perché tutto ciò finisca.

I pediatri, che dal loro ultimo congresso sono usciti rafforzando la loro immagine di opinion leader in materia di azioni a difesa dell'infanzia e adolescenza, invocano interventi in tutte le sedi a difesa della vita e della salute dei bambini residenti nelle aree di guerra. Chiedono un intervento degli Stati europei e della Commissione della Comunità europea affinché si rafforzi ogni sforzo diplomatico e ogni aiuto cooperativo volto a prevenire o alleviare violenze, sopraffazioni, segregazioni e molestie. Chiedono che la comunità internazionale isoli e condanni quelle nazioni o quelle fazioni che, in disprezzo ad ogni diritto umano, sfruttano o seviziano bambini e adolescenti, assumendo ogni iniziativa affinché sia impedito loro di continuare a violare le leggi internazionali e quelle della coscienza.

Alessandro Malpelo, QN Quotidiano Nazionale

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