19 mar 2022

"Pechino non vuole questa guerra" Xi e Biden, torna l’asse planetario

Telefonata di due ore alla ricerca di una via per la pace. Tuttavia la Cina evita di condannare l’invasione. Casa Bianca in pressing: "Convincete Putin a far tacere le armi". Posizioni distanti sul destino di Taiwan

giampaolo pioli
Cronaca
Una videochiamata di novembre fra il presidente Usa, il 79enne Joe Biden, e il capo di Stato cinese, Xi Jinping, 68 anni
Una videochiamata di novembre fra il presidente Usa, il 79enne Joe Biden, e il capo di Stato cinese, Xi Jinping, 68 anni
Una videochiamata di novembre fra il presidente Usa, il 79enne Joe Biden, e il capo di Stato cinese, Xi Jinping, 68 anni

di Giampaolo Pioli

Putin continua ad accerchiare e soffocare lentamente le città ucraine con i suoi carri armati, ma i grandi Paesi del mondo stanno accerchiando Putin a tenaglia con un’azione diplomatico-economica che punta a spingere Mosca verso il cessate il fuoco. È stato Joe Biden a chiedere ieri al presidente cinese Xi Jinping il primo summit telefonico dal giorno dell’invasione. Pechino ha risposto subito capendo di poter giocare un ruolo importante sia con Washington che con Mosca. L’incontro preparato a Roma dal consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan col più alto rappresentante della politica estera cinese Yang Jiechi, ha aperto la strada a quasi due ore di telefonata tra i presidenti. Xi ha preso le distanze dal conflitto e lo ha voluto dire a Biden: "La situazione che si è creata in Ucraina è una cosa he non vorremmo vedere. Dobbiamo guidare lo sviluppo delle relazioni Cina-Usa sulla strada giusta, ma dobbiamo assumerci anche le nostre dovute responsabilità internazionali per compiere gli sforzi per la pace e la tranquillità nel mondo". E Biden di rimando gli ha chiesto di fare la sua parte: Convinci Putin a fermare la guerra visto che l’ha iniziata".

Anche se la frase di Xi non è un capolavoro di trasparenza il messaggio cinese è chiaro: la Cina non vuole apparire schierata con Mosca o scaricare il Cremlino sul conflitto in Ucraina, ma capisce che Putin è sempre più isolato e si sta avvitando in una spirale che potrebbe diventare nel tempo fatale, se non atomica come avverte il Pentagono. Pechino inoltre vuole preservare in ogni caso lo strategico e indispensabile rapporto di collaborazione commerciale sia con gli Usa che con la Ue che è 900 volte più grande di quello con la piccola e rachitica (dopo le sanzioni) economia russa.

È il segnale che Cina e Usa nonostante le differenze, continueranno a parlarsi, anche se una portaerei cinese ha attraversato ieri lo stretto di Taiwan seguita da un incrociatore americano che la controllava da lontano rimanendo in acque internazionali. La prova inoltre che Pechino e Washington stanno mettendo l’Ucraina in testa alle loro priorità congelando per ora i punti di frizione che esistono nel Sud Pacifico e a Taipei tra le due prime economie mondiali, deriva anche dall’intensità degli argomenti affrontati. Compreso il nucleare iraniano, in vista delle prossime scadenze del G20 in autunno dove Mosca rischia un isolamento ancora maggiore se la guerra non si sarà placata.

"Un conflitto in Ucraina non è nell’interesse di nessuno… le parti dovrebbero trattare una soluzione diplomatica", ha detto Xi a Biden. E sui media di Stato, inclusa la tv cinese, per la prima volta hanno iniziato ad apparire reportage sull’alto numero di vittime civili nella guerra d’invasione, che Pechino da tempo non definisce più come vorrebbe Putin, "una speciale operazione militare contro il genocidio delle popolazioni filo russe in Ucraina". Ma nelle due ore di colloquio Xi ha anche detto a Biden che "gli Stati Uniti hanno giudicato male le nostre intenzioni strategiche, i nostri due Paesi hanno avuto differenze nel passato, le hanno nel presente e ne avranno anche in futuro, ma la chiave è gestirle perché una relazione sino-americana stabile è vantaggiosa per entrambe le parti". È come se le due maggiori potenze del pianeta, non coinvolte direttamnte nel conflitto russo-ucraino, stessero cercando di diventare non i mediatori ma i discreti e influenti suggeritori per una possibile via d’uscita. Una specie di ricomposizione del vecchio asse planetario Pechino-Washington.

Quanto ai passi della Nato, su cui tiene alta l’attenzione anche la Cina, ieri notte si è verificato un incidente aereo ancora da chiarire con precisione. Un V-22 Osprey, un velivolo militare americano, è infatti precipitato nel nord della Norvegia con quattro persone a bordo mentre prendeva parte alle manovre chiamate “Cold Response“. Un portavoce del Jrcc ha affermato che il velivolo "ha colpito il suolo" mentre c’era cattivo tempo nella zona. Al momento in cui scriviamo non sono note le condizioni dei piloti.

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