Un medico al lavoro per somministrare le dosi di vaccino ai pazienti che ne hanno diritto
Un medico al lavoro per somministrare le dosi di vaccino ai pazienti che ne hanno diritto
di Veronica Passeri La campagna di vaccinazione per il Covid-19 dovrebbe guardare in modo prioritario all’esercito dei 14 milioni di italiani ‘fragili’ che però devono fare i conti con il caos codici e situazioni diversissime tra una regione e l’altra. Per chi è un paziente oncologico o affetto da una malattia rara o cronica le vaccinazioni anti-Covid sono iniziate ma in pochissime regioni e, spiega chi sta sul campo, con differenze "non accettabili". Ad avere diritto a questo accesso prioritario al vaccino dovrebbero essere innanzitutto i circa 160mila pazienti oncologici in tutta Italia. E il problema riguarda, a seconda della...

di Veronica Passeri

La campagna di vaccinazione per il Covid-19 dovrebbe guardare in modo prioritario all’esercito dei 14 milioni di italiani ‘fragili’ che però devono fare i conti con il caos codici e situazioni diversissime tra una regione e l’altra. Per chi è un paziente oncologico o affetto da una malattia rara o cronica le vaccinazioni anti-Covid sono iniziate ma in pochissime regioni e, spiega chi sta sul campo, con differenze "non accettabili".

Ad avere diritto a questo accesso prioritario al vaccino dovrebbero essere innanzitutto i circa 160mila pazienti oncologici in tutta Italia. E il problema riguarda, a seconda della gravità, anche altri tipi di pazienti cronici, come i malati rari, quelli reumatologici e quelli con patologie del sistema immunitario, ora alle prese con il "caos codice". Oltre 14 milioni di persone in Italia convivono con una patologia cronica e di questi 8,4 milioni sono ultra 65enni.

"La loro vaccinazione – spiega il presidente dell’Associazione italiana oncologia medica (Aiom), Giordano Beretta – è stata avviata in alcune Regioni. Credo che entro marzo le vaccinazioni dovrebbero essere a regime su tutto il territorio. I tempi per concludere l’immunizzazione di questi malati dovrebbero essere rapidi, poiché vengono vaccinati negli stessi ospedali dove sono abitualmente seguiti". Ma dal punto organizzativo "l’ideale, oltre che necessario, sarebbe avere una regia unica nazionale sulla Sanità".

Per loro il Covid-19 è molto più rischioso che per altri e non tutte le Regioni hanno avviato le vaccinazioni. Sotto il peso del taglio delle forniture delle dosi di vaccino il quadro è quanto mai diversificato. "Alcune regioni, come il Lazio e la Toscana, hanno iniziato già, in altre si sono mossi i singoli istituti oncologici che hanno iniziato a vaccinare i loro malati in trattamento. In altre regioni ancora, non se ne parla affatto" spiega Elisabetta Iannelli, segretario generale della Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo). E poi c’è la questione dei codici perché un’altra "fortissima criticità" riguarda l’identificazione da parte delle Regioni della categoria di soggetti vulnerabili dell’area delle "Malattie autoimmuni - immunodeficienze primitive".

La mancanza di un’omogeneità da parte delle Regioni rischia di far saltare la priorità data a queste persone. Non a caso la richiesta di 22 associazioni di pazienti contenuta in una lettera per i vertici delle istituzioni sanitarie italiane chiede che "per le vaccinazioni dei malati reumatologici, immunologici e rari siano previsti codici delle patologie uguali in tutte le regioni per indicare i pazienti estremamente vulnerabili". Altrimenti si rischiano "assurde disomogeneità a livello regionale per l’ambiguità applicativa di un concetto ampio come quello di malattie autoimmuni" che comprende oltre 120 patologie.

Le persone che rientrano in queste categorie, conclude Favo, "devono avere la priorità perché sono estremamente vulnerabili e corrono gravi rischi se contagiati dal Covid-19. Serve un monitoraggio". Per richiamare l’attenzione su questa situazione a macchia di leopardo, Favo ha scritto pochi giorni fa al ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini.