Papa Francesco a Torino
Papa Francesco a Torino

Torino, 21 giugno 2015 - Papa Francesco a Torino per l'ostensione della Sindone. E come tema della sua visita di due giorni, il Pontefice sceglie i lavoratori e gli imprenditori. Poi riprende il tema a lui caro della corruzione ribadendo il 'no alle collusioni mafiose e alle tangenti'. Bergoglio nel pomeriggio si è concesso anche un fuori programma, visitando la chiesa di S. Teresa dove si sono sposati i suoi nonni e dove è stato battezzato il padre.

"L'AMORE CASTO" - Nel pomeriggio Bergoglio, in piazza Vittorio, si è rivolto ai giovani. "L'amore è molto rispettoso delle persone, non le usa, l'amore è casto". "Mi permetto - ha detto loro - di parlarvi con sincerità, non per fare il moralista ma dirvi una parola che non piace, imporpolare: anche il Papa alcune volte deve rischiare sulle cose per dire la verità. E a voi giovani in questo mondo edonista dove soltanto ha pubblicità il piacere, passare bene la viata, io dico: siate casti". "Tutti - ha aggiunto - abbiamo passato momenti nei quali questa virtù è molto difficile, ma essere casti è proprio la prova dell'amore genuino che sa dare la vita e non cerca di usare l'altro per il proprio piacere, considera la vita dell'altra persona sacra, dice 'io ti rispetto'". "Non è facile. Tutti sappiamo le difficoltà per superare questa concezione edonista, ma - ha detto - fate lo sforzo di vivere l'amore castamente".

MESSAGGIO AI GIOVANI - "Siate coraggiosi e creativi". "A volte nelle pubblicità ci fanno vedere i diamanti e ci vendono vetro, dobbiamo andare contro questo, non essere ingenui". E poi il Papa ha invitato i giovani a "uscire", ad andare sempre avanti. "Se rimani fermo non farai niente nella vita".

INCONTRO CON IL MONDO DEL LAVORO- Questa mattina, invece, l'incontro con il mondo del lavoro a Piazzetta Reale. Seduti in prima fila l'ad di Fca Sergio Marchionne, Lavinia Elkann, moglie di John che si trova negli Stati Uniti per lavoro, il presidente della Regione Piemonte, il sindaco di Torino, i vertici delle associazioni di categoria e rappresentanti del mondo sindacale. Un lungo applauso ha salutato il Pontefice al suo arrivo in piazza. Appena arrivato, Papa Francesco ha lanciato un nuovo forte appello all'accoglienza degli immigrati. Lo ha fatto nel discorso pronunciato in piazzetta Reale, in occasione dell'incontro con il mondo del lavoro. "L'immigrazione - ha detto - aumenta la competizione, ma i migranti non vanno colpevolizzati, perché essi sono vittime dell'inequità, di questa economia che scarta e delle guerre". Il Pontefice è indignato per le chiusure verso gli immigrati. "Fa piangere vedere lo spettacolo di questi giorni in cui esseri umani vengono trattati come merce". "La mia visita a Torino inizia con voi. E anzitutto esprimo la mia vicinanza ai giovani disoccupati, alle persone in cassa-integrazione o precarie; ma anche agli imprenditori, agli artigiani e a tutti i lavoratori dei vari settori, soprattutto a quelli che fanno più fatica ad andare avanti". "Il lavoro - ha ricordato - non è necessario solo per l'economia, ma per la persona umana, per la sua dignità, per la sua cittadinanza e per l'inclusione sociale". 

"No alle collusioni mafiose, alle truffe, alle tangenti, e cose del genere". Lo ha gridato Papa Francesco nel primo discorso pronunciato a Torino. "Siamo chiamati - ha aggiunto - a ribadire il no all'idolatria del denaro, che spinge ad entrare a tutti i costi nel numero dei pochi che, malgrado la crisi, si arricchiscono, senza curarsi dei tanti che si impoveriscono, a volte fino alla fame. Siamo chiamati a dire no alla corruzione, tanto diffusa che sembra essere un atteggiamento, un comportamento normale. Ma non a parole, con i fatti. Solo così, unendo le forze, possiamo dire no all'inequità che genera violenza". "Don Bosco - ha ricordato il Papa che con la sua visita celebra anche il secondo centenario del fondatore dei salesiani - ci insegna che il metodo migliore è quello preventivo: anche il conflitto sociale va prevenuto, e questo si fa con la giustizia".

"I figli e i nonni sono la ricchezza di un popolo. Non possamo uscire dalla crisi senza di loro". Lo ha sottolineato il Papa chiedendo che possa attuarsi un patto sociale e generazionale". Bergoglio ha fatto riferimento "all'esperienza dell'Agorà, che state portando avanti nel territorio della diocesi, per mettere a disposizione dati e risorse, nella prospettiva del fare insieme, è condizione preliminare per superare l'attuale difficile situazione e per costruire un'identità nuova e adeguata ai tempi e alle esigenze del territorio". Secondo Francesco, "è giunto il tempo di riattivare una solidarietà tra le generazioni, di recuperare la fiducia tra giovani e adulti. Questo implica anche aprire concrete possibilità di credito per nuove iniziative, attivare un costante orientamento e accompagnamento al lavoro, sostenere l'apprendistato e il raccordo tra le imprese, la scuola professionale e l'Università".

Papa Francesco ha chiesto reale parità per le donne nel mondo del lavoro. "I loro diritti - ha detto in piazzetta Reale a Torino - vanno tutelati con forza, perché le donne, che pure portano il maggior peso nella cura della casa, dei figli e degli anziani, sono ancora discriminate, anche nel lavoro". Il Pontefice ha concluso il suo incontro con il mondo del lavoro pronunciando un appello all'iniziativa per uscire dalla crisi. "Non basta - ha scandito aspettera la ripresa, aspettiamo la ripresa... aggiungo una parola che non vorrei che non fosse retorica. Coraggio non significa pazienza, ma osare: siate coraggiosi andate avanti siate creativi, siate artigiani del futuro con la forza di quella speranza che ci dà il Signore, che non delude mai".

DOPO IN PREGHIERA DAVANTI ALLA SINDONE - Momento di raccoglimento davanti alla Sindone, nel Duomo di Torino, per Papa Francesco. Dopo l'applauso dei fedeli di fronte alla cattedrale di San Giovanni, e la benedizione, il pontefice è entrato nella Chiesa e si è seduto di fronte al telo, la testa reclinata verso il basso e le luci abbassate. In cattedrale presenti suore di clausura e sacerdoti ospiti delle case del Clero della Diocesi, il Capitolo dei canonici, la Commissione Sindone, alcuni parenti del Beato Piergiorgio Frassati, l'arcivescovo emerito di Torino, cardinale Severino Poletto, e i vescovi della Conferenza Episcopale Piemontese e Valdostana. Papa Francesco ha pregato per alcuni minuti, poi dopo il segno della croce si è alzato e si è avvicinato alla teca che custodisce la sindone toccandola con la mano destra.

LA MESSA E L'ANGELUS - Giunto in piazza Vittorio, Papa Francesco ha salutato i vescovi del Piemonte che tra poco concelebreranno con lui la messa, fermandosi qualche istante a conversare con monsignor Luigi Bettazzi, lo storico presidente di Pax Christi e vescovo emerito di Ivrea, uno degli ultimi padri conciliari ancora in vita. Tra i vescovi del Piemonte si è messo in fila per salutare il Papa anche il cardinale Tarcisio Bertone, già segretario di Stato di Benedetto XVI ma anche vescovo emerito di Vercelli. La Sindone è "Icona dell'amore di Cristo" che "attira verso il volto e il corpo martoriato di Gesù e, nello stesso tempo, spinge verso il volto di ogni persona sofferente e ingiustamente perseguitata. Ci spinge nella stessa direzione del dono di amore di Gesù", ha detto introducendo l'Angelus.

La Chiesa deve "condividere le difficoltà di tanta gente, delle famiglie, specialmente quelle più fragili e segnate dalla crisi economica". Lo ha chiesto Papa Francesco nell'omelia della messa celebrata a Torino con i vescovi del Piemonte e 800 sacerdoti, davanti ad una folla immensa: piazza Vittorio, con i suoi 40 mila metri quadri è la più grande d'Europa. "Le famiglie - ha scandito Bergoglio all'indomani del Family Day di Roma - hanno bisogno di sentire la carezza materna della Chiesa per andare avanti nella vita coniugale, nell'educazione dei figli, nella cura degli anziani e anche nella trasmissione della fede alle giovani generazioni". 

Bergoglio si è commosso in piazza Vittorio a Torino quando, pronunciando la sua omelia, ha citato i versi di Nino Costa, nella poesia "Rassa nostrana" che gli aveva insegnato Nonna Rosa in dialetto: "Drittie sinceri, quel che sono, appaiono: teste quadre, polso fermo e fegato sano, parlano poco ma sanno quel che dicono, anche se camminano adagio, vanno lontano. Gente che non risparmia tempo e sudore, razza nostrana libera e testarda. Tutto il mondo conosce chi sono e, quando passano... tutto il mondo li guarda". "In questa terra - ha commentato - sono cresciuti tanti Santi e Beati che hanno accolto l'amore di Dio e lo hanno diffuso nel mondo, santi liberi e testardi. Sulle orme di questi testimoni, anche noi possiamo vivere la gioia del Vangelo praticando la misericordia". A conclusione dell'omelia, Bergoglio ha letto poi un altro verso di Nino Costa, per evocare il legame dei torinesi con la Consolata, il santuario del quale è stato rettore per anni monsignor Franco Peradotto, sacerdote molto amato in città e da poco scomparso. 

CHI E' NINO COSTA, IL POETA CITATO DAL PAPA

"Maria Consolata, regina di Torino e del Piemonte, renda salda la vostra fede, sicura la vostra speranza e feconda la vostra carità, per essere 'sale e luce' di questa terra benedetta, della quale sono nipote". Lo ha detto Papa Francesco a conclusione del rito in piazza Vittorio, a Torino. Il Papa ha così ribadito il suo legae di sangue con il Piemonte senza disconoscere il suo essere figlio dell'America Latine e in particolare dell'Argentina. "E per favore non dimenticatevi di pregare per me", ha detto inoltre, come ogni domenica, alla folla dei fedeli.

VIDEO INCONTRO LAVORO - PREGHIERA DAVANTI ALLA SINDONE