Papa Francesco  chiude la Porta Santa (Ansa)
Papa Francesco chiude la Porta Santa (Ansa)

Città del Vaticano, 20 novembre 2016 - La preghiera, in silenzio. Poi le mani appoggiate sulle ante e il gesto che chiude il Giubileo della Misericordia: Papa Francesco ha chiuso questa mattina  la Porta Santa della Basilica di San Pietro che lui stesso aveva aperta l'8 dicembre dell'anno scorso. In un anno, la soglia della Porta Santa è stata attraversata da circ 22 milioni di persone. Il Papa è entrato in processione in San Pietro, con gli abiti liturgici, mentre veniva intonato l'inno del giubileo, "Misericordes sicut Pater". La prossima 'apertura' è prevista per il 2025. Alla cerimonia religiosa che il Papa ha presieduto sul sagrato di San Pietro erano presenti il Capo dello Stato, Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi. Piazza gremita da oltre 70mila fedeli.

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"Chiudiamo oggi la Porta Santa, ringraziando Dio per averci concesso questo tempo straordinario di grazia", ha scritto Francesco su Twitter. "Il Giubileo della Misericordia, che oggi si conclude, continui a portare frutti nei cuori e nelle opere dei credenti", ha spiegato il Santo Padre.

IL VANGELO NON DI DIFFONDE CON IL POTERE - Papa Francesco nell'omelia della messa per la chiusura dell'Anno Santo, celebrata sul sagrato di piazza San Pietro, ha ammonito: "Quante volte invece, anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo. Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce: la forza di attrazione del potere e del successo è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio. Quest'Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all'essenziale". Il Papa ha così ha offerto una meditazione sulla regalità di Gesù, così diversa dalle regalità del mondo, e ha in particolare esaminato l'atteggiamento nei confronti di Gesù crocifisso, tanto lontano dalla figura di un re.

PELLEGRINI LONTANO DA FRAGORE - "Tanti pellegrini - ha osservato il Papa - hanno varcato le Porte sante e fuori del fragore delle cronache hanno gustato la grande bontà del Signore. Ringraziamo per questo - ha esortato - e ricordiamoci che siamo stati investiti di misericordia per rivestirci di sentimenti di misericordia, per diventare noi pure strumenti di misericordia. E proseguiamo questo nostro cammino, insieme".

GESU' NON CONDANNA - "Davvero il regno di Gesù non è di questo mondo, Cristo è un re senza potere e senza gloria, sulla croce, sembra più un vinto che un vincitore, la sua regalità è paradossale". E Cristo è un "Re che si è spinto fino ai confini dell'universo per abbracciare e salvare ogni vivente. Non ci ha condannati - ha detto il Papa - non ci ha nemmeno conquistati, non ha mai violato la nostra libertà, si è fatto strada con l'amore umile che tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta; solo questo amore ha vinto e continua a vincere i nostri grandi avversari: il peccato, la morte, la paura". Un concetto, quello di regalità di Cristo contrapposto alle 'regalità' del mondo su cui il Papa ha insistito molto. "Sarebbe poca cosa credere che Gesù è Re dell'universo e centro della storia, senza farlo diventare il Signore della nostra vita: tutto ciò è vano se non lo accogliamo personalmente e non accogliamo anche il suo modo di regnare". In un passaggio successivo: "Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi e crede che sia sempre possibile ricominciare, rialzarsi. Chiediamo anche noi il dono di questa memoria aperta e viva".

GRAZIE ITALIA - "Saluto con deferenza il Presidente della Repubblica Italiana e le Delegazioni ufficiali presenti. Esprimo viva riconoscenza ai responsabili del Governo italiano e alle altre Istituzioni per la collaborazione e l'impegno profuso. Un grazie caloroso alle Forze dell'Ordine, agli operatori dei servizi di accoglienza, di informazione, sanitari e ai volontari di ogni età e provenienza".