Roma, 13 settembre -  Papa Francesco regala ancora sorrisi: in visita in Slovacchia, dove oggi ha incontrato vescovi e clero alla cattedrale di Bratislava, ne ha per tutti. Per i giornalisti che chiedono informazioni sulle sue condizioni, divenute caso mediatico dopo l'operazione al colon e per sacerdoti che fanno omelie troppo lunghe. Parole divertenti che però nascondono un messaggio importante: un invito alla Chiesa a essere più "creativa", a non separarsi dal mondo, ma accogliere con umiltà le domande e le attese della gente, anche di chi non crede. La soluzione proposta dal Papa è scoprire linguaggi innovativi, e lui l'ha trovato, o meglio ne ha inventato uno tutto suo, capace di conquistare tutti, anche con un sorriso. 

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Le omelie troppo lunghe 

"Pensiamo ai poveri fedeli, che devono ascoltare omelie anche di 50 minuti su argomenti che non capiscono...per favore pensate ai fedeli!". Così Papa Francesco ha fatto ridere vescovi e clero invitandoli a "pensare bene a come fare un'omelia, a come parlare alla gente". "Un'omelia di solito non può andare oltre i 10-15 minuti, perche' la gente dopo 8 minuti perde l'attenzione, a patto che sia molto interessante!". Le parole di Francesco sono state accolte da un applauso e il Papa ha quindi aggiunto scherzando: "Permettetemi una malignità, l'applauso l'hanno iniziato le suore, che sono vittime delle nostre omelie!".

Le condizioni di salute

"Come sto? Ancora vivo", ha risposto il Papa ai giornalisti che gli hanno chiesto come stesse. Le condizioni di salute del Santo Padre sono diventate un vero e proprio caso, dopo l'operazione al colon e le voci, subito smentite, di dimissioni. Per il momento papa Francesco sta continuando i viaggi nel mondo e gli incontri con fedeli e rappresentanti politici, ieri quello con il premier ungherese Orban,  e sta bene.

L'appello all'Europa

Ma non mancano le parole più serie e gli appelli a fraternità e alla solidarietà, provvidenziali soprattutto dopo questo periodo reso difficilissimo dal Covid: "Di fraternità che abbiamo bisogno - sottolinea il Pontefice - per promuovere un'integrazione sempre più necessaria. Essa urge ora, in un momento nel quale, dopo durissimi mesi di pandemia, si prospetta, insieme a molte difficoltà, una sospirata ripartenza economica, favorita dai piani di ripresa dell'Unione Europea".

Un invito proprio all'Europa e alle nazioni a non isolarsi, a distinguersi per la solidarietà, "mentre su vari fronti continuano lotte per la supremazia" e a non "lasciarsi trasportare dalla fretta e dalla seduzione del guadagno, generando un'euforia passeggera che, anzichè unire, divide".