Papa Francesco (Ansa)
Papa Francesco (Ansa)

Roma, 14 ottobre 2021 -  "L'aborto è omicidio". E "non è lecito diventarne complici". Papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti al Congresso promosso dalla Società italiana di farmaceutica ospedaliera. Ed è stato molto chiaro: "Voi siete sempre al servizio della vita umana - ha detto rivolgendosi ai farmacisti -. E questo può comportare in certi casi l'obiezione di coscienza, che non è infedeltà, ma al contrario fedeltà alla vostra professione, se validamente motivata. Ed è anche denuncia delle ingiustizie compiute ai danni della vita innocente e indifesa" .

Un concetto che il Pontefice aveva già ribadito ai giornalisti sul volo di ritorno dalla Slovacchia: "Chi fa un aborto uccide - aveva dichiarato -. Ma il problema non è teologico, è pastorale: come noi vescovi gestiamo pastoralmente questo principio".  

"Il nostro dovere - ha proseguito oggi il Pontefice - è la vicinanza: stare vicino alle situazioni, specialmente alle donne, perché non si arrivi a pensare alla soluzione abortiva, perché in realtà non è la soluzione". Oggi, ha aggiunto, "c'è un po' la moda di pensare che sarebbe una buona strada togliere l'obiezione di coscienza . Ma guardate che questa è l'intimità etica di ogni professionista della salute, e questo non va negoziato, mai". E ha concluso: "È proprio la responsabilità ultima dei professionisti della salute". 

Quanti sono in Italia gli obiettori di coscienza?

In Italia ci sono almeno 15 ospedali in cui il 100% dei ginecologi è obiettore di coscienza. E' il dato principale che emerge dall'indagine "Mai dati!", presentata in anteprima durante il Congresso Nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, a cura di Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina, e Sonia Montegiove, informatica e giornalista. 

L'indagine di Lalli e Montegiove, sottolinea l'associazione, "evidenzia come la Relazione sulla stessa legge del ministero della Salute, pubblicata lo scorso 16 settembre, e i dati in essa contenuti restituiscano una fotografia poco utile, sfocata, parziale di quanto avviene realmente nelle strutture ospedaliere del nostro Paese". Alla richiesta di accesso civico a tutte le Asl e alle aziende ospedaliere censite dal ministero della Salute, ha risposto circa il 60% (al 30 settembre 2021). I risultati dell'indagine saranno aggiornati non appena saranno disponibili tutte le risposte.

Ma intanto, tra i dati più interessanti emersi finora ci sono le 15 strutture ospedaliere in cui il 100% dei ginecologi è obiettore e i 5 presidi in cui la totalità del personale ostetrico o degli anestesisti è obiettore. Oltre a questo, ci sono poi 20 ospedali con una percentuale di medici obiettori che supera l'80%. E altri 13 quelli con una percentuale di personale medico e non medico e supera l'80%.

E dove? 

Sempre secondo l'indagine "Mai dati!", in Italia le Regioni in cui ci sono ospedali con il 100% di ginecologi obiettori di coscienza sono: Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata, Campania, Puglia.

"La nostra indagine ha una ragione politica e una pratica - hanno commentato le autrici Chiara Lalli e Sonia Montegiove -. I dati dovrebbero essere pubblicati regolarmente e in modo diverso: aperti e dettagliati sulle singole strutture, come previsto dal codice dell'amministrazione digitale per il principio che i dati devono essere aperti e accessibili. Solo se sono apert,  i dati hanno davvero un significato e permettono alle donne di scegliere in quale ospedale andare, sapendo prima qual è la percentuale di obiettori nella struttura scelta". Ma il punto, concludono le autrici, è che "non tutte possono scegliere perchè vivono in una città dove c'è un solo ospedale oppure in una regione dove c'è un unico non obiettore. Un servizio medico non dovrebbe essere applicato in modo tanto diverso e non omogeneo".