Riccardo

Jannello

Se fossi il figlio di Cristiano Ronaldo darei retta a papà e lascerei da parte patatine e Coca Cola per qualcosa di più salutare: assomigliargli permetterebbe di vivere una vita alla grande. Unica controindicazione: non diventare anche tu un robot e continua a non buttarti nell’acqua fredda nonostante papà te lo consigli dopo il tapis roulant. Ma c’è qualcosa di umano nelle dure lezioni che CR7 impartisce al primogenito Cristiano junior, 10 anni: viene dalla consapevolezza di che cosa ci sta dall’altra parte, dall’infanzia accidentata e povera che solo il genio calcistico ha riscattato. L’esperienza dei genitori deve forgiare, ma non plagiare; deve dare consapevolezza che il sacrificio la maggior parte delle volte ripaga e Facebook un po’ meno. Bisogna sapere dare l’esempio senza opprimere: pensiamo sia così anche Ronaldo, che ha il tabù della famiglia come pochi altri. E che ha fatto tesoro dei consigli di mamma Dolores per uscire dalla polvere di Madeira. Se abbiamo scoperto che la scuola si può fare (male) anche con la "dad", la famiglia con la "ead" (educazione a distanza) non è possibile: nessun social può sostituire il buffetto sulla guancia o lo scapaccione. Entrambi sono necessari, vanno sperimentati e fortificano, il primo rassicura, il secondo impegna a fare meglio. Devono solo arrivare al momento giusto, senza se e senza ma. Abbiamo tempo, dai 18 anni, di trasgredire. Di sbagliare. Date retta a chi, da figlio, se ne intende.