Benno Neumair, 31 anni, il 4 gennaio scorso ha ucciso i genitori: Peter, 63 anni, e la 68enne Laura Perselli
Benno Neumair, 31 anni, il 4 gennaio scorso ha ucciso i genitori: Peter, 63 anni, e la 68enne Laura Perselli
di Riccardo Jannello Venti minuti per risolvere un problema che da chissà quanto tempo assillava la mente di Benno. Quei genitori asfissianti sempre a ricordargli "che sei un fallito" e quanto fosse brava la sorella minore Madè, già realizzata con il suo lavoro in una clinica ortopedica di Monaco di Baviera. Venti minuti che il 4 gennaio hanno interrotto la vita di Peter Neumair, 63 anni, e della moglie Laura Perselli, 68, agiati insegnanti in pensione, che quei figli...

di Riccardo Jannello

Venti minuti per risolvere un problema che da chissà quanto tempo assillava la mente di Benno. Quei genitori asfissianti sempre a ricordargli "che sei un fallito" e quanto fosse brava la sorella minore Madè, già realizzata con il suo lavoro in una clinica ortopedica di Monaco di Baviera. Venti minuti che il 4 gennaio hanno interrotto la vita di Peter Neumair, 63 anni, e della moglie Laura Perselli, 68, agiati insegnanti in pensione, che quei figli avevano avuto dal loro secondo matrimonio. Benno è in carcere per il duplice omicidio e l’occultamento dei cadaveri. La svolta per la confessione è stato il ritrovamento del corpo della madre nell’Adige, il 6 febbraio. Quello del padre si cerca ancora a valle del ponte di Vadena. Nei verbali dei due interrogatori in cui Benno ha ammesso ai pm il duplice delitto, il 30enne, insegnante di fitness e matematica, racconta con drammatica lucidità ciò che è accaduto il 4 gennaio nella villetta di via Castel Roncolo. L’ennesima lite con il padre scoppiata per una questione di soldi e poi deflagrata. "Ho cercato di reagire alle sue parole – ha raccontato Benno -, ma era impossibile, lui mi diceva che non portavo fuori neppure il cane della nonna. Mi attaccava e allora sono andato a dormire in camera mia. Ma lui niente, non ha smesso, è entrato e mi ha svegliato. Mi sono sentito senza via d’uscita, messo alle strette. Nella stanza c‘era un recipiente dove fra l’altro tenevo una corda da arrampicata. L’ho presa e nel corridoio l’ho stretta al collo di mio padre fino a strozzarlo". "Poco dopo - dice - è entrata in casa mia madre che tornava da trovare nonna in ospedale (l’anziana è morta qualche giorno dopo, ndr). Le sono andato incontro ancora con la corda in mano. E ho ucciso anche lei senza dire nulla". Quello che è poi accaduto l’inchiesta l’aveva già appurato: il giovane ha caricato i corpi nella Volvo di famiglia, li ha gettati nel fiume ed è andato a dormire dalla sua Martina a Ora, facendosi lavare i vestiti. Con il senno di poi qualche avvertimento c’era stato. La madre aveva confidato a un’amica in una telefonata che avevano paura del figlio tanto da nascondere i coltelli della cucina e chiudersi a chiave la notte in camera da letto. E a novembre in uno studio dentistico Benno aveva rubato una boccetta di anestetico dopo essersi informato di come agisse. La fine tragica era già scritta.