ROMA

"Pagate o perderete tutto". È la rivendicazione inviata domenica scorsa dagli hacker che hanno paralizzato il sistema informatico della Regione Lazio, a cominciare dalla campagna vaccinale e dai dati sanitari di oltre 6 milioni di cittadini italiani. Una mail scritta in inglese con l’ultimatum per il riscatto che è scaduto ieri sera.

E mentre gli investigatori sono al lavoro per cercare di risalire all’idnetità degli hacker, ieri è stato sentito il dipendente della Regione titolare dell’account violato.

Tre ore di confronto per dire che lui non ha alcuna responsabilità su quanto accaduto la notte tra il 31 luglio e il primo agosto. Il dipendente regionale di Frosinone, 61 anni, è stato ascoltato come persona informata sui fatti. L’atto istruttorio è servito agli inquirenti per ricostruire le ore precedenti al blitz. L’uomo lavora da casa, in modalità smartworking. Ppoco prima delle 23, i pirati telematici sono riusciti a trovare la porta di ingresso tramite l’account del dipendente; hanno così raggiunto un’altra postazione e da lì, intorno alle sette del mattino di domenica primo agosto, hanno colpito il Ced utilizzando un ransomware cryptolocker.

Il computer del dipendente regionale è stato prelevato dai tecnici per essere analizzato con la speranza di trovare tracce utili alle indagini.