Claudio Mencacci, medico psichiatra, presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia e past president della Società italiana di psichiatria. Quel messaggio, non li rivedi più. Cosa ci dice? "È la vendetta più crudele che una persona possa compiere: distruggo quel che hai di più caro al mondo, per creare il deserto permanente". Oltre il femminicidio? "Un atto ancora più violento e prevaricatore, qualcosa che va al di là della morte fisica della persona. Come se in questo gesto ci fosse una condanna che non può avere riparazione". Un ergastolo. "Senza fine mai. Questa è una dinamica incredibilmente...

Claudio Mencacci, medico psichiatra, presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia e past president della Società italiana di psichiatria. Quel messaggio, non li rivedi più. Cosa ci dice?

"È la vendetta più crudele che una persona possa compiere: distruggo quel che hai di più caro al mondo, per creare il deserto permanente".

Oltre il femminicidio?

"Un atto ancora più violento e prevaricatore, qualcosa che va al di là della morte fisica della persona. Come se in questo gesto ci fosse una condanna che non può avere riparazione".

Un ergastolo.

"Senza fine mai. Questa è una dinamica incredibilmente perversa, purtroppo, drammaticamente più frequente di quello che a volte pensiamo".

Anche nelle separazioni si combattono battaglie crudeli sui bambini.

"È l’anaffettività a generare tutto questo".

Nella tragedia di Lecco non c’entra la malattia mentale?

"Non sappiamo ancora molto ma non dobbiamo confondere. Il potere, il possesso, la vendetta non sono sentimenti da malati mentali. Aver lanciato un messaggio prima, intanto lascia intendere che ci sia stata premeditazione. Quello che mi ha colpito è che questo è il primo omicidio del genere dopo il lockdown".

Cosa significa?

"Ci fa capire cos’è successo nelle famiglie italiane, non sappiamo quante violenze e premeditazioni siano nate in quel periodo".

Una sofferenza mentale che darà altri esiti tragici?

"Sicuramente sappiamo che molte situazioni di tensione stanno esplodendo. Nella convivenza forzata molte donne hanno avuto poche vie d’uscita di fronte a mariti o compagni che non volevano tollerare l’idea che nella vita le persone possono fare delle scelte. Questo è il tema".

La negazione della libertà.

"Totale. Di chi prima di tutto non considera il proprio partner come una persona che ha diritto a fare la sua vita, con i figli. Non si riesce mai a capire che è molto meglio avere una coppia che sceglie piuttosto che tenere insieme una famiglia con tensioni di questo genere. Ecco lo sbaglio di fondo".

Far finta di non vedere?

"Più che altro è un errore culturale. Le scelte dei genitori, quando sono consapevoli, aiutano i figli a crescere meglio. Fanno comprendere che si sta dalla parte dei sentimenti, che ci si comporta da persone più autentiche, piuttosto che rimanere in una logica di potere o di sofferenza che porta soltanto tensioni".

Questo padre sembra non aver accettato il fallimento della famiglia. Non ha dato valore nemmeno alla sua vita.

"Ma ci dobbiamo chiedere: è amore? No, per nulla. Assomiglia solo a un gesto di prepotenza. Commesso con molta lucidità. Non abbiamo alcun elemento che faccia propendere per una situazione di confusione o di malattia mentale".

Si torna all’anaffettività.

"Quando un padre uccide i figli, è come se non pensasse alla loro sofferenza. Non li considera individui, persone, futuro ma come un suo oggetto. Questa non è patologia. È possesso, potere, prevaricazione".

Ha scritto: con i miei ragazzi sempre insieme.

"O i figli sono miei o di nessuno. Come si direbbe: questo è il mio giocattolo, questa è la mia borsa. Quel che non passa è che i figli non sono la nostra estensione".