Roma, 22 ottobre 2020 - Cresce con un balzo esponenziale la curva dei contagi in Italia. I positivi al Coronavirus superano quota 15mila, la medicina del territorio stenta a fare da filtro, e una mole crescente di casi si scarica sul pronto soccorso. Ma cosa si è fatto da marzo a oggi? Un componente del Comitato tecnico scientifico del ministero e vice direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Ranieri Guerra, disegna un quadro preoccupante, che risparmia per ora solo le terapie intensive, dove i livelli di occupazione (+56, totale 926 unità) sono mediamente inferiori al 30 per cento della capienza. Quello che il medico definisce inadeguata è la rete del territorio. "Ci siamo ripetuti che la prima linea deve essere rafforzata – ha precisato l’epidemiologo intervenendo ad Agorà, su Rai Tre – ma è un...

Roma, 22 ottobre 2020 - Cresce con un balzo esponenziale la curva dei contagi in Italia. I positivi al Coronavirus superano quota 15mila, la medicina del territorio stenta a fare da filtro, e una mole crescente di casi si scarica sul pronto soccorso. Ma cosa si è fatto da marzo a oggi? Un componente del Comitato tecnico scientifico del ministero e vice direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Ranieri Guerra, disegna un quadro preoccupante, che risparmia per ora solo le terapie intensive, dove i livelli di occupazione (+56, totale 926 unità) sono mediamente inferiori al 30 per cento della capienza. Quello che il medico definisce inadeguata è la rete del territorio. "Ci siamo ripetuti che la prima linea deve essere rafforzata – ha precisato l’epidemiologo intervenendo ad Agorà, su Rai Tre – ma è un settore, la medicina generale e la pediatria di libera scelta, che viene coinvolto poco attivamente nella procedura di tracciamento". Quindi più che un problema di soldi, si pone una questione di impiego delle risorse umane, sfoltimento della catena burocratica e maggiore efficienza della pubblica amministrazione che a questa cinghia di trasmissione è collegata. Sono 155.442 le persone attualmente positive al Sars-Cov-2 in Italia. I ricoveri ordinari, intanto registrano un +603, arrivando a quota 9.057. Se gli ambulatori dei medici di famiglia e i servizi di igiene pubblica stentano a gestire l’emergenza la gente si riversa negli ospedali.

Bollettino Covid del 22 ottobre

In terapia intensiva sono stati attivati 1.500 nuovi letti che si aggiungono ai cinquemila già esistenti prima del Covid, mancano però medici, infermieri e anestesisti rianimatori, secondo quanto riferiscono le organizzazioni di categoria. L’attenzione rivolta alle malattie infettive si ripercuote sulle altre patologie: tumori, diabete, affezioni respiratorie croniche, cardiopatie, nevrosi. "Questa pandemia ci lascia una pesante eredità – ha dichiarato Giordano Beretta, presidente dell’Associazione italiana oncologia medica (Aiom) – controlli posticipati, trattamenti rinviati, sono tutti fattori che comportano un aumentato rischio di ritrovarci presto con neoplasie in fase avanzata. Nei primi cinque mesi di quest’anno abbiamo avuto un milione e 400mila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, nessuna Regione è tornata a regime, anche per ostacoli di carattere amministrativo".

Eminenti specialisti hanno fatto quadrato, di fronte a simili criticità, costituendo la Federazione di di Oncologia, Cardiologia ed Ematologia (Foce). "Già durante la fase emergenziale, il rinvio degli interventi di angioplastica coronarica nei malati di cuore ha avuto gravissime conseguenze – ha precisato Ciro Indolfi, presidente della Società italiana di cardiologia – ora, a fronte dell’arrivo di una nuova ondata di contagi, non vogliamo rischiare di trovarci come a marzo, quando i pazienti con infarto non andavano al pronto soccorso per paura".

Le trascuratezze imposte per inseguire il Covid rischiano, a conti fatti, di mietere più vittime del Coronavirus. "Siamo di fronte a un nemico subdolo, che si è dimostrato capace di colpire il polmone ma anche il cervello, il cuore, il rene e l’apparato gastrointestinale – ha annunciato Claudio Zanon, direttore sanitario dell’ospedale di Valduce, che mostrò in tv come modificare i respiratori per raddoppiare le bocche di ossigeno – con Motore Sanità abbiamo deciso di organizzare un webinar sulle complicanze per spingere le istituzioni a farsi carico di problemi che talora si possono palesare a distanza di tempo, come l’epidemia da influenza spagnola ha insegnato".

Nel quadro delle criticità rientrano infine le Usca, Unità speciali di continuità assistenziale. Questi equipaggi costituiti da eroici medici e infermieri, istituiti per fronteggiare una eventuale seconda ondata e seguire a casa i pazienti meno gravi, si presentano a domicilio tutti bardati nei casi sospetti. Le aziende sanitarie tuttavia fanno fatica a completare gli organici. Molti giovani dottori, nelle ultime settimane, hanno dato le dimissioni per seguire i corsi di specialità che iniziano in questo periodo dell’anno, e risulta difficile trovare i rimpiazzi.