Combo: un orso bruno e, a destra, la casa visitata da Mario
Combo: un orso bruno e, a destra, la casa visitata da Mario

Ricordate le nonne che ci raccontavano («così ti distrai»: in realtà venivamo presi da indicibili angosce) fiabe popolate di mostri o di terribili animali che entravano in casa? Ecco, è quello che è successo nella realtà. Per fortuna, la storia è finita bene. Ma il finale poteva essere terribile.
 
I fatti. Siamo a Villavallelonga, Parco nazionale d’Abruzzo. È notte. Circa le 2. Il capofamiglia si sveglia perché scatta l’allarme. C’è trambusto. «I ladri!», pensa. Scende e, invece, si trova di fronte Mario. Spaventato anch’esso a morte. Il problema è che Mario è un orso maschio. Ha tre anni. Pesa 120 chili. E ha paura, tanta paura perché non sa come uscire di casa. Panico che attanaglia anche il padre della famiglia, la moglie e i due figli. Minorenni. Interviene il personale del Parco. Riescono, con abilità, a sedare l’animale e a salvare i quattro malcapitati.
Domanda immediata. Come è possibile che un orso entri in casa? In realtà, Mario non è nuovo alle cronache abruzzesi. Famose le sue passeggiate notturne a caccia di cibo, specie nei pollai. Ai primi di luglio le guardie del Parco lo catturano e gli applicano un radiocollare per capire dov’è.

Ma non basta. Ieri notte, Mario finisce in un vicolo cieco. Cerca una via di fuga. Scavalca un muretto. Ma si trova in uno spazio chiuso. Unica via, la finestra che dà sulla cantina. Ci si infila e risale le scale per scappare. Però, anche in questo caso, si sente in trappola. Scatta l’allarme, i padroni di casa si svegliano e succede il finimondo. Per fortuna tutto finisce bene, anche se i ragazzi vengono ricoverati. Lo stato di choc è forte. Si sono dovuti calare dalla terrazza.

La vicenda, ovviamente, solleva polemiche e interrogativi. Anche se, chiarisce il Wwf, l’evento è eccezionale. Che poi gli orsi girino così vicini alle case deriva dal fatto che le fonti alimentari sono facilmente accessibili. C’è però un altro problema. L’orso è «patrimonio indisponibile dello Stato». Se scatta una denuncia – e dopo quanto accaduto non è improbabile – Mario finirebbe in cattività per il resto della sua vita. Quindi, alla necessaria sicurezza, si deve associare una tutela per l’animale. Che, tra l’altro, è uno dei pochissimi esemplari (cinquanta in tutto) di orso marsicano, una razza in estinzione. La preoccupazione del Wwf è chiara pur esprimendo la sua soddisfazione per l’esito della vicenda: la salvaguardia di una specie così importante in un’area a forte presenza umana «pone sfide impegnative da affrontare con rigore e metodo scientifico, senza farsi condizionare dalla pur comprensibile emotività del momento».
 
Preoccupazione condivisa da Antonio Carrara, presidente del Parco e accorso subito a Villalonga: «Siamo molto vicini alla famiglia che è stata vittima di una situazione incresciosa che nessuno vorrebbe vivere. Ho contattato subito il ministero dell’Ambiente. Domani ci sarà una riunione per trovare una soluzione, sia nell’interesse della conservazione dell’orso, sia della tranquillità delle persone».
Vedremo. La famiglia sta bene. Mario, anche. Si è risvegliato e ora è libero. Anche lui ha avuto tanta, tantissima paura.