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20 apr 2022

Orsini, il prof che ama essere odiato. L’attimo fuggente della celebrità

Il sociologo scatena polemiche ad ogni apparizione in tivù. Voci di una candidatura smentita da M5s

20 apr 2022
alessandro milan
Cronaca
Il professore Alessandro Orsini, classe 1975, ospite del programma di La7 “Piazza pulita” nella puntata del 24 marzo scorso
Il professore Alessandro Orsini, classe 1975, ospite a 'Piazza pulita' (Ansa)
Il professore Alessandro Orsini, classe 1975, ospite del programma di La7 “Piazza pulita” nella puntata del 24 marzo scorso
Il professore Alessandro Orsini, classe 1975, ospite a 'Piazza pulita' (Ansa)

Confesso: ho un’insana passione per Alessandro Orsini, il fustigatore della Nato, il canale privilegiato delle mamme di Mariupol. Ammetto di non perdermi ogni sua comparsata televisiva, scruto ogni sua smorfia, ogni gesto delle sue mani, tanto che durante i programmi vorrei una telecamera fissa su di lui, anche quando a dibattere sono gli altri. Orsini è uno di quei diamanti che gli autori televisivi, quando li trovano, si tengono stretti. Perché si sa come funziona nelle redazioni dei talk, prima o poi uno butta lì: "Ci vorrebbe qualcuno che buchi lo schermo", più stringatamente: "Ci vorrebbe un faccione". Il faccione è l’ospite che convince il telespettatore a non cambiare canale durante la pubblicità, quello che in un minuto sa andare dritto al sodo con concetti semplici e non disdegna di gettarsi in quei trenta secondi di tele-rissa che immancabilmente il giorno dopo faranno il giro dei social. Ecco, se in tv trovi uno così, hai fatto bingo. E in questo Alessandro Orsini è perfetto. È preparato, competente, parla bene. Soprattutto ha capito che accanto alle qualità da studioso bisogna buttare lì una ruvidezza da piccolo schermo. Quindi va bene l’analisi geopolitica delle responsabilità occidentali, ma è perfetta se è condita con un "il segretario della Nato è un pazzo". Ottima l’analisi della genesi del conflitto in Donbass, con divagazioni che vanno dall’Abkhazia alla Georgia, ma va sgrezzata con un "l’Italia dovrebbe rompere con l’Unione europea", perché è chiaro che il mattino dopo, nelle discussioni da bar, magari non tutti sanno bene qual è il Pil della Georgia ma che Stoltenberg sia un fuori di testa o che l’Ue sbagli tutto perché "ce l’ha detto Orsini" rimane impresso. Il sociologo, sia chiaro, sa il fatto suo. Avrà studiato Orazio, il suo Carpe diem, e coglie l’attimo di celebrità. Non c’è ...

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